Mi auguro con tutto il cuore che Medhi e Solange si prendano al più presto una bella pausa di riflessione, perché fare uscire dischi a gettito continuo non giova sicuramente alla loro musica.
Dopo l'ottimo "The Centauri Agent", seguito del mastodontico capolavoro "Shadow Kingdom", il duo francese non ha fatto altro, infatti, che ripetere stancamente la solita solfa di psych-folk e cosmodronica… e questo ennesimo parto arriva proprio come la classica ciliegina sulla torta per rimarcare una stanchezza in fase di scrittura ormai davvero preoccupante. Già la prima traccia, "Invoke/Summon" aggiunge zero a quanto già sappiamo di loro: volteggi cosmico-estatici fanno il paio con arpeggi folk, in uno scenario fuori dal tempo che in "Starless" imbocca la strada di uno sciamanesimo dimesso ma incantato.
Altrove, droni sommessi scivolano via implodendo o appena rapiti da qualche impeto siderale ("Bone Diadem", la title track), rituali arcani rimestano a caso tra i meandri della loro produzione ("Spells") e tracce di sacro smerigliano la mente ("A Prophecy Fulfilled"). Il brano più interessante (ma proprio a voler fare uno sforzo) è, probabilmente, "The Sixth, The Hand", che gioca su chiaroscuri drammatici e vie di fuga arcane.
Dai, ragazzi: prendetevi un po' di riposo!
19/03/2012
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