Phosphor

Youth And Immortality

2013 (Desire) | synth-wave, ethereal

La  Desire Records è ormai tra i nomi maggiori legati alla nuova produzione di stampo synth-wave, minimal e non solo. Dopo aver sostenuto e diffuso l'oscurità di progetti come Crossover, Newclear Waves, //TENSE//, Collateral e Present Moment, si ritrova nuovamente al centro dell'attenzione per le nuove gemme di Deathday, Beastial Mouth, i remix (oltre alla ristampa) di Ike Yard e il debutto dei qui presenti Phosphor.



Originariamente nato come duo, il progetto si è allargato a trio, comprendente ora i fondatori Nathalie Bruno (voce/synth), Jake Ambridge (chitarra) e Hélène de Thoury (backing vocals/synth).
Londinesi, influenzati profondamente da atmosfere urbane oscure e isolazioniste, ispirati dai lavori più crepuscolari di Depeche Mode, Cocteau Twins e dei più recenti Fever Ray e HTRK, i Phosphor raggiungono questo debutto dopo un percorso spirituale e stilistico complesso e lineare.

Tra le luci più opache e flebili della periferia, tra gli spazi vuoti e rimbombanti di stabili industriali desolati, soffocati da polveri fini di cemento e asfalto, prendono forma pulsioni cardiache soggiacenti a rarefatti canti androgini.

“One Night In Rome” è una bellezza classica e scultorea. Nasce da una linea vocale splendida che canta una malinconia immacolata sotto un cielo notturno. Brilla tra i toni acuti dei synth per poi scappare in una fuga paranoica che la condurrà alla incursione marziale di “Entropy”. 
Qui fra tunnel mentali  la realtà si svela come un grande cumulo di macerie triturate tra cui aleggia un canto fantasmagorico, etereo, sperduto tra la Mushy degli esordi e un John Carpenter orwelliano.

“City Lights” è un'armonia delicata di luci al neon: un groove freddo che sale su tra respiri e gemiti impalpabili, mentre il suono prende forma tra strutture invisibili. Una sensualità astratta, bianco/grigia che si sublima in un canto sacerdotale che porterà a uno stato elegiaco di sospensione (“Tortured Soul”). 
Un non-luogo dell'anima, un momento di purificazione e dolore, una fitta trama di piacere-sacrificio che, sorretta da synth particellari e drum machine meccaniche, collima in uno specchio di riflessi d'onda.

La title track e la quasi-strumentale “Dark Of Summer” arriveranno a sigillare questo orizzonte urbano grigio-scuro.
Beat pulsanti e muscolari continuano a fronteggiarsi tra synth eterei e confessioni sperdute, cercando corpi, spazi reali, involucri emotivi dove poter ricostruire un briciolo di umanità.  Sembra profilarsi un momento di quieta e semplice pace spirituale, di filosofico riposo, peccato che alla fine tutto venga nuovamente messo in discussione, il tragitto irrequieto deve continuare e perdersi nuovamente fra le buie strade di una città spopolata.

Affascinante e scultoreo nella complessità plastica delle sue forme, il debutto dei Phosphor è di rara manifattura; pecca forse di un'eccessiva classicità in alcuni punti, capace di perdersi in una sorta di pateticità vuota e fine a se stessa, ma sono polveri che si disperderanno probabilmente nei prossimi passi di questo interessante progetto.

(07/04/2013)

  • Tracklist
  1. One Night In Rome     
  2. Entropy     
  3. Rotary     
  4. City Lights     
  5. Tortured Soul          
  6. Youth And Immortality     
  7. Dark Of Summer     
  8. Internal
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