Galati

Mother

2014 (Psychonavigation) | ambient

Dopo una gavetta lunga e apparentemente infinita, da un paio d'anni Roberto Galati è riuscito finalmente ad arrivare a occupare un posto nella (non particolarmente nutrita) schiera dei portabandiera italiani dell'ambient music. Merito del buon biglietto da visita coniato con “Floe Edge”, ma anche e soprattutto del sodalizio con Psychonavigation, vetrina decisamente più grande e in vista di quelle occupate in precedenza. L'anno scorso era stata la volta di “Godhavn”, ovvero il ritratto di un viaggio nel gelo nordico, la consacrazione di quello stile glaciale e spinoso che il musicista aveva evoluto per anni nella solitudine delle sue autoproduzioni.

Da questo punto di vista, “Mother” segna invece un deciso cambio d'atmosfera: dalla riproduzione di passaggi esteriori si passa all'introspezione, a un disco che parla di sentimenti e percezioni, di passioni e riflessioni. Non più dunque lastre di ghiaccio modellate e osservate dalle più disparate inquadrature, bensì immersioni in profondità emotive, nessuna traccia del gelo polare a cui si sostituisce un calore pregnante. L'impronta californiana (soprattutto del maestro Steve Roach) si fa in questo senso ancor più sentire, spogliata di quegli sciami di nebbia che contribuivano in maniera decisiva ad abbassare la temperatura in passato.

Galati stesso parla di “Mother” come del suo disco più complesso, e la conferma arriva subito dalle due odissee poste in apertura. La prima è un gigantesco monolite che inizia muovendosi lentamente, come in un incubo tormentato, salvo poi acquistare velocità dopo la metà fino a esplodere nel marasma finale, compiendo in pochi minuti la distanza sonno-veglia. Più esplosiva ancora è la seconda, di un paio di minuti più lunga, dove la quiete apparente iniziale viene presto sopraffatta da dolorose contorsioni, che arrivano verso la fine a sfociare in tribalismi alieni. Si tratta senza dubbio delle due vette più alte toccate da Galati nella sua carriera.

Il terzo movimento è una sorta di concentrato del secondo con minutaggio ridotto: il territorio trancedelico è questa volta a un passo e con lui le escursioni instabili del primo vidnaObmana, e l'estasi percussiva della seconda metà segna l'ennesimo vertice emotivo. I due (relativamente) più brevi sigilli conclusivi segnano rispettivamente una sosta nel magma rovente e l'ultimo bagliore vitale, questa volta non estraneo ad una seppur minima penetrazione di malinconia. A sigillare uno dei dischi ambient più sentiti, coinvolgenti e tesi degli ultimi anni. Un disco che è sinonimo di autentica, definitiva, meritata consacrazione.

(29/06/2014)

  • Tracklist
  1. Mother I
  2. Mother II
  3. Mother III
  4. Mother IV
  5. Mother V
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