Sono passati ormai cinque anni da quando i Fanfarlo riprendevano il folk-pop enfatico e ansiogeno, screziato di wave, degli Arcade Fire e ne facevano materiale digeribile da tutti. Che si ritorni a sonorità simili è piuttosto bizzarro, ma questo è quanto caratterizza il secondo disco di Zac Little e dei suoi Saintseneca, che in “Dark Arc” si snaturano un po’ (soprattutto dopo un esordio riuscito e personale come il loro) per dare un’impronta un po’ più calcata alla propria musica ma finendo per fare il calco a questa o quell’altra band.
Peccato, perché il timbro acuto, vagamente gracchiante di Little si adatta bene al sound fortemente metallico (nel senso delle corde) del gruppo, a volte vicino alla coralità acustica dei Bowerbirds (“Daendors”).
Ma sono gli Arcade Fire “ecclesiali” di “Neon Bible” l’influenza più netta in “Dark Arc” (“Uppercutter”, “Falling Off”), “corretti” spesso dalla più caratteristica istintività della band, rispetto ai più cerebrali canadesi, qui espressa con brani di “chiasso controllato” alla Dodos (“Takmit”, soprattutto “Visions”).
L’approccio dei Saintseneca rimane comunque interessante e suggestivo, rimandando ai tempi in cui fare folk corale significava essere all’avanguardia e non cercare la copertina facile. Difficile da giudicare però un brano al limite del plagio (dei Fanfarlo) come “Happy Alone”.
Il tambureggiare in alternanza tra minore e maggiore (mettiamoci anche il finale di “Blood Bath”) di “Dark Arc” rimane però sempre qualcosa di talmente riconoscibile per l’ascoltatore, da risultare infine difficilmente perdonabile.
22/03/2014