“Il suono di una radio a transistor abbandonata in un cinema di campagna”.
Una definizione azzeccata e riportata spesso per raccontare il suono delle September Girls, quintetto di Dublino arrivato in questi giorni al debutto su Fortuna Pop!, dopo una discreta teoria di uscite in vario formato a partire dal 2012.
La sigla, ripescata dal leggendario brano dei Big Star, basterebbe a garantire un saldo legame con il power-pop, non fosse che qui l’intento principale sembra quello di omaggiare lo zucchero filato vocale delle Bangles, che del pezzo realizzarono una cover depurata degli spigoli chiltoniani; un amore dichiarato che si estende ai girl-group dei Sixties (Ronettes, Shangri-Las) e al wall of sound di Phil Spector, trascinati a forza negli scantinati bui dei Jesus And Mary Chain e filtrati attraverso la lente distorta di un etereo noise-pop.
Una registrazione stratificata relega quasi sempre sullo sfondo voci e feedback, lasciando in primo piano concisi riff chitarristici, mentre basso e tastiere conferiscono un’aura gotica alle dodici tracce, che finiscono per ricordare una versione più Shields e meno pop dello splendido esordio omonimo dei Veronica Falls; come se l’idea produttiva, però, fosse quella che aveva guidato Stephin Merritt in “Distortion”.
“Cursing The Sea” ripropone alcuni brani già noti: dalla prima uscita su cassetta troviamo “Secret Lovers”, innodico mid-tempo dalla melodia decisamente efficace; “Green Eyed”, “Talking” e “Heartbeats”, singolo pubblicato a novembre per la nuova etichetta, vantano ritmi sostenuti e un’ancor più decisa cantabilità, pur se sempre distante, sospesa e sinistra. Discorso a parte merita “Ships”, ipnotica e articolata, con un bel crescendo solo strumentale di basso, batteria e riverberi chitarristici, che scorre senza peso fino all’ingresso delle parti vocali.
Tra gli inediti si segnalano l’ottima title track, “Daylight” e la schiettezza bubblegum di “Someone New”, che mostrano schiarite nella foschia generale del sound, buoni segnali da una personalità ancora in crescita.
Se infatti l’album presenta scelte soniche ed estetiche rigorose fin dal bianco e nero programmatico della copertina, l’impressione generale è che ancora troppo spesso ci si focalizzi sulla costruzione di atmosfere intriganti e misteriose, lasciando per strada le canzoni: mediamente più che sufficienti, con punte di assoluta qualità, ma cui manca ancora qualcosa per essere davvero memorabili.
09/01/2014