Uyuni è il progetto dei riminesi Nicola Lombardi, chitarrista acustico, e Marco Migani, percussionista, entrambi provenienti dai medesimi complessi (Mr Brace, B.i.p), ed entrambi con la passione per l’elaborazione del suono. Il primo disco omonimo (2011) è strutturato come una suite strumentale lenta e ponderosa, ma nondimeno sorprendente: a tratti assume le sembianze di una lunga fantasia di folk cosmico, che espande l’idea di John Fahey di accostare evoluzioni acustiche per sola chitarra agli eventi sonori più disparati.
“Australe” offre nuovi fulgidi esempi in questa direzione, stavolta non impiegati tanto come tasselli di un disegno più grande, ma come mini-suite autonome strutturate in scenari che sfiorano raga indiano, rock progressivo, avanguardia cacofonica: “Parallasse”, “Ojos del Salar” e la marciante “Qualcosa a cui non pensavi da tempo”. Il gaio motivo ripetuto allo sfinimento di “Knocknare” è però forse il momento più sincero, dove peraltro si sovrappongono come in un’illusione acustica danze popolari a rave techno.
Brani come “Albero” e “Molte volte niente”, invece, impiegano la voce, per quanto timidamente, e l’acustica è asservita a un più retto country-rock francescano e Kozelek-iano, ma l’elettronica a briglia sciolta ancora imperversa ed evita un bieco ripiegamento alla forma-canzone.
Diseguale e meno avventuroso del predecessore, ma sempre carico di vitalità. Ha una tripla valenza, è l’album che li impone all’attenzione di critica e pubblico, che tira fuori dalle sabbie mobili del revival il rock lisergico italiano per il nuovo decennio, e laurea Lombardi campioncino del fingerpicking (fa il paio con il più tenue Billy Torello). Nuova entrata: Alice Berni a voce e tastiere. Introduzione e chiusa – le due parti della title track – richiamano i due om corali di “Andacht” di “Hosianna Mantra”. Co-prodotto da Tafuzzy con Stop, DiNotte, Bleu Audio.
14/11/2014