ANDERSON EAST - Delilah

2015 (Elektra/asylum)
country, soul

L’estate calda del 2015 deve aver reso pigri molti critici, se solo ora il nome di Anderson East sbuca dal cappello delle next big thing da sbattere in copertina. I toni trionfali sono comunque per ora solo appannaggio della critica Usa oriented ed è ben chiaro il perché.

Scoperto da Dave Cobb, il giovane Anderson ha all’attivo due album praticamente introvabili e fuori catalogo, ma “Delilah” (nessuna connessione con la canzone di Tom Jones) è il primo album distribuito ufficialmente da un’etichetta – e che etichetta, la prestigiosa Elektra.

Lui, Anderson East, viene dall’Alabama e ama il country e il soul nella stessa misura e con identico candore.

La vera sorpresa di “Delilah” è l’estrema padronanza di musica e testi, gestiti senza alcuna forzatura o maquillage, nonostante il suono pulito e calibrato evidenzi la mole di mezzi messi a disposizione del giovane cantautore.

Ed è qui il valore di questo, chiamiamolo, esordio: Anderson affronta tematiche sociali o esistenziali ma resta amabilmente nel privato, con canzoni d’amore che hanno la giusta dose di sensualità e armonie orecchiabili. Non c’è la profondità del blues e del soul in “Delilah”, il terreno è quello del country soul-oriented che da Rod Stewart a Marc Cohn ha sempre caratterizzato la miglior musica pop: 33 minuti circa di soul retrò ma non vetusto, dieci omaggi al suono Stax che evitano le citazioni a iosa di Otis Redding e Wilson Pickett, conservando un profilo più basso e dignitoso.

Per quanto possiate fare le pulci e trovare motivi di critica per “Delilah” (testi banali, arrangiamenti troppo perfetti, soluzioni sonore già sentite), resta veramente difficile non restare catturati dalla naturalezza con la quale Anderson East mette a fuoco le sue canzoni, tutte piacevoli e swinganti al punto giusto da farsi apprezzare sia dall’esperto che dal fruitore occasionale.

Nonostante la veste soul induca confronti con una tradizione ingombrante, il vero centro creativo di Anderson è da ricercarsi più in quel moderno country alla Sturgill Simpson e Jason Isbell, che sta rinnovando la tradizione cantautorale americana: c’è la loro stessa fluidità lirica (“What A Woman Wants To Hear”) o l’identica insana svogliatezza del giovane Van Morrison (“Find ‘Em, Fool ‘Em, And Forget ‘Em”) e perfino l’istrionica classe di un Joe Cocker (“Devil In Me”).

Questo non è un album da comprare/scaricare per discuterne con gli amici o per estrarne discussioni filogenetiche sull‘evoluzione della musica, ma un esemplare di musica suonata e cantata con passione che non fa attorcigliare le orecchie dopo un po’ di ascolti: il soul di “All I’ll Ever Need” e “Quit You”, l’atmosfera old fashioned del genuino rock’n’roll di “Only You” e il malizioso r’n’b “Keep The Fire Burning” sono un piatto sufficientemente gustoso per accogliere “Delilah” tra le sorprese dell’anno.

Nel frattempo le note romantiche e quasi da piccolo classico della conclusiva “Lying In Her Arms” scorrono senza lasciar dubbi sulle qualità di Anderson East. Se anche tutto questo non avesse un seguito discografico di egual valore, non credo che sarebbe poi così rilevante: qui tutto è meraviglioso e soave, ora e adesso.

28/10/2015

Tracklist

  1. 1. Only You
  2. 2. Satisfy Me
  3. 3. Find ‘Em, Fool ‘Em And Forget ‘Em
  4. 4. Devil In Me
  5. 5. All I’ll Ever Need
  6. 6. Quit You
  7. 7. What A Woman Wants To Hear
  8. 8. Lonely
  9. 9. Keep The Fire Burning
  10. 10. Lying In Her Arms

ANDERSON EAST sul web