Boots

AQUΛRIA

2015 (Columbia) | trip-hop, industrial-r&b

Dal vivacchiare per anni senza meta dormendo in un camper, al ritrovarsi nel giro di pochi mesi nella lista dei produttori underground più gettonati del momento: la storia di Jordan Asher - in arte Boots - rappresenta in tutto e per tutto il sogno americano che premia chi lavora duro e non si arrende. E certamente Boots è uno che lavora sodo, pur presentandosi come un tipo nervoso, ossessivo e con un disperato bisogno di far udire la propria voce in un mondo in cui il rumore ha preso il sopravvento, ed è pertanto conscio che il tutto si gioca su un sottilissimo filo che lo separa dal baratro. Per anni ha collezionato su hard disk qualcosa come 100mila sample, catalogandoli tutti secondo una propria logica. Il risultato: deprimenti e biascicate liriche surrealiste montate su malaticci collage di elettronica, rumori industriali e pulsanti ritmiche r&b e trip-hop.

Tutto questo fino al momento della misteriosa svolta, della quale lui stesso rifiuta di offrire troppi particolari. La leggenda vuole che una sera, mentre lavorava al guardaroba di un locale, Boots abbia raccolto l'invito a prendere parte alle registrazioni del nuovo album di un'innominata popstar di fama internazionale, la quale è rimasta colpita da alcuni suoi demo (dopo averli reperiti... dove?). Sta di fatto che il contatto è un agente della Roc Nation di Jay Z, e l'innominata popstar si rivelerà essere nientepopodimeno che Beyoncé Knowles. Ok, si può anche non credere a questa storiella da Cenerentola, ma sull'apporto di Boots al notevolissimo "Beyoncé" c'è poco da ridire, e ovviamente i plausi e le vendite milionarie che ne sono conseguite hanno finito col lanciare anche il suo nome nella blogosfera.

Dopo un simile exploit, Boots ha mantenuto un profilo basso, pubblicando prima il suggestivo mixtape "WinterSpringSummerFall", che contava comunque la presenza di nomi noti sulla scena quali Kelela e l'accoppiata Jeremih/Shlohmo, e poi la colonna sonora di un cortometraggio diretto da lui stesso, l'Ep "Motorcycle Jesus". Recentemente non si è lasciato scappare l'occasione di lavorare con Run The Jewels e metter mano su "M3LL155X" di una caldissima Fka twigs, e il tutto sembra far parte di un calcolato gran piano: le sue ultime collaborazioni, infatti, suonano come una propedeutica ad "AQUΛRIA", che è di gran lunga il lavoro più oscuro, claustrofobico e industriale al quale Boots abbia messo mano fin'ora.

L'apertura di "Brooklyn Gamma" fa sicuramente drizzare le orecchie, la title track (ospite Deradoorian) è una vischiosa jam che cola dalle casse come pece nera. Più in là le oblique atmosfere electro di "Earthquake" a tratti ricordano il suono di casa Brainfeeder (l'etichetta di Flying Lotus), ma "Only" rimesta addirittura coi Radiohead - quel combo piano/batteria sembra ispirarsi alla mai sopita "Pyramid Song".
Da maestro di studio, Boots pone un'ossessiva cura sul suono, utilizzando tutte le risorse di cui dispone per creare un magma appiccicoso e imprimerci la propria orma, ma la scrittura dei pezzi e soprattutto l'interpretazione vocale, sempre al limite tra il parlato e un lamentevole cantato, non sempre riesce a staccarsi dal suolo. Annichilito e vagamente estraneo al contatto umano, "AQUΛRIA" è anche un ascolto pesante e indolente; pezzi come "Oraclies" e "Bombs Away" palleggiano attraverso un turbinio di ossessivi sample industriali che fanno quasi tornare alla mente "Third" dei Portishead, ma il contributo emotivo rimane sopito. "I Run Roulette" e "Dead Come Running" si aggrovigliano su ritmiche claustrofobiche e un abbondante uso del vocoder in lo-fi. E' quasi un sollievo insomma arrivare al finale per rilassare le orecchie sulle gassose chitarre di "Still".

Se il collega The Weeknd ha dimostrato di possedere voce e personalità per poter fare il salto dalla console al microfono, Boots sembra mantenere ancora la personalità del defilato beatmaker, pur eccellente in quanto tale. "AQUΛRIA" infatti suona meglio come palette produttiva che come album di per sé, una sorta di bignamino sonoro che, se propriamente utilizzato come nel caso del disco della Sig.ra Carter, può dare risultati eccitanti. Ma quando non supportato dalla giusta controparte umana, il tutto ha la tendenza a scadere in un vortice di testi sconclusionati e anemici lamenti che alla lunga risultano monotoni, e sono messi particolarmente a nudo proprio dalla scrittura di Boots, che compone pur sempre canzoni nel senso tradizionale del termine e non può quindi nascondersi dietro lo specchio del più arbitrario campo dell'astrattismo e dell'avantgarde.

Comunque sia, Boots mantiene un suono e un'estetica sua personale che lo distinguono dalla massa, e se non proprio per bocca sua c'è da sperare che i servigi al mondo della musica non finiscano qua.

(09/12/2015)



  • Tracklist
  1. Brooklyn Gamma
  2. C.U.R.E.
  3. Oraclies
  4. Bombs Away
  5. I Run Roulette
  6. Gallows
  7. AQUΛRIA
  8. Earthquake
  9. Only
  10. Dead Come Running
  11. Still




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