Di estrazione e nazionalità mista (svedese-australiana), il sestetto dei Fire to the Stars – Daniel Beekman, Petter Bertilsson, Jim MacDonald, Tim Spelman, più le vocalist Chloe Davies e Cat Tyson Hughes – perviene al debutto con “Made Of Fire”. La sincronizzazione tra Mazzy Star e il tempo presente (Lana Del Rey) rappresenta solo la ovvia superficie. Il loro procedimento, in realtà, riesce a forgiare una semplice cavatina per piano come “Rote Learning” a litania da camera, a dare finalmente un seguito agli esperimenti più audaci dei My Bloody Valentine nella vampa che distorce un etere d’intonazioni d’opera lirica in “Keep You Safe”, e a spingersi fino a una tortura Slint-iana, “Bird’s Nest”.
La specialità sta però nella forma di “canzona” libera e piana, compassata. I panneggi trascendenti e il canto sillabato (“Golden Bowling”, “Triple King”) ipnotizzano occupando più della metà della loro durata, e solo verso la fine la trance rinascimentale acquista una qualità di sarabanda psichedelica. La romanza soul della title track sgorga lentamente da un organo elettronico (rubacchia timbro e tonalità a “Zarozinia” dei Hawkwind), venti di gorgheggi, archi e dissonanze glitch: un rollio, una deriva al ralenti. Affonda il colpo “Wholesale Slaughter” negli arpeggi luccicanti e nelle poesie cupe delle due cantanti, a staffetta con un ritornello allungato che è più un motto, dei Fleetwood Mac divenuti oracolisti. In mezzo a questo funerale, nemmeno la proverbiale eccezione gioviale – “Starting With M” – mette da parte raccoglimento e compostezza.
Risultato di qualche anno di provini e performance dal vivo (primo singolo: “Keep You Safe/Wholesale Slaughter”, 2013, e un Ep omonimo del 2014 con l’esclusa “Deluxer”). Anche la produzione a veli tridimensionali dello scafato Casey Rice, che esalta con parsimonia le due ugole, contribuisce all’effetto finale. Il loro luttuoso, ombroso e spirituale cuore è comunque un tutto diverso dalla somma delle parti, un invisibile direttore d’orchestra che fa ampliare i tempi, centellinare i toni, eppur caricando di tensione, di pietas, ogni secondo. “Made Of Fire” (contributi di Ramon Lookman degli olandesi Monolog) per il videoclip è scorciata di qualche minuto.
31/05/2016