Zomby

Ultra

2016 (Hyperdub) | grime, bass-music

È stato da più parti etichettato come un ideale ritorno alle origini il quarto album di Zomby, il rientro in quei ranghi da cui tutto ha tratto le mosse, quasi una decina di anni fa. In effetti, la decisione di pubblicare nuovamente per Hyperdub, a otto anni dall'Ep omonimo, ben prima dell'effettiva affermazione avvenuta poi grazie a "Dedication", sa davvero di un desiderio di ripartire da zero, di ricominciare come se niente fosse ancora stato scritto. Difficile pensare che la decisione sia frutto di un tentativo di cospargersi il capo di cenere dopo essersi tirato addosso gli strali di mezzo mondo e aver assunto atteggiamenti da divo arrivato che neanche Kanye West, eppure, grazie anche a una parziale virata stilistica rispetto all'opus magnum (e vera summa di un percorso produttivo) "With Love", quello che spesso traspare tra le pieghe di "Ultra" è un sentimento di nostalgia, di uno sguardo che getta più di qualche occhiata all'indietro, tentando di accorciare una distanza ormai sempre più incolmabile.

Eppure, nonostante la voglia di riprendere elementi del (suo) passato, di sfruttare nuovamente la sua estrazione grime e wonky come parte integrante e tutt'altro minoritaria del suo background produttivo, Zomby non è un personaggio pronto a sedersi sugli allori, a mostrare già da ora cedimenti in merito all'impostazione del proprio percorso e alla visione che lo accompagna. Per quanto paradossale possa sembrare, "Ultra" si configura come il lavoro più azzardato nella carriera del producer britannico, quello in cui veramente si mostra un taglio netto rispetto a certi atteggiamenti ormai consolidatisi sempre di più con l'andare delle pubblicazioni, culminati negli interlocutori, quanto giustamente passati in sordina, "Let's Dance EP" dell'anno scorso.
E se si pensa che il minutaggio, per tracce e complessivo, sia in generale poca cosa, per uno come Zomby, fedele a una strepitosa estetica del frammento (assurdo come sia stata mal interpretata fino ad ora), suona quasi come una rivoluzione copernicana. Là dove prima tracce di un minuto erano se non la norma, comunque un espediente frequente nel processo elaborativo del producer, a questo giro scompaiono del tutto, sovvertite da lunghezze ben più importanti, e da un metodo che premia un nuovo modo di approcciarsi all'ideazione dei brani. I suoi collaudati trick sonori (le scorie digitali da videogioco vintage, una maniera del tutto peculiare di trattare il ritmo o la sua assenza, i campionamenti grime mandati in loop) quindi vivono di una nuova tridimensionalità, acquisiscono una consistenza, una solidità, che le impressioni dei precedenti dischi non potevano concedere.

Non sempre il gioco vale la candela, ma la decisione di ricorrere a ricchi sample vocali (nel caso di "Fly 2", il breve frammento r&b interpretato da Banshee costituisce l'ossatura principale del brano, tanto da alterarne totalmente i connotati non appena si scompone in un inatteso rallentamento con cambio di pitch) e soprattutto di aprirsi a importanti collaborazioni, mette in chiaro come anche in un disco di transizione come "Ultra" siano ancora tante le cartucce da sparare, anche in vista del futuro prossimo.
Giusto "Sweetz", composta assieme all'amico Burial, non è la bomba esplosiva che tanti si aspettavano: l'annebbiato e insistito loop vocale, piazzato sopra un tratteggio in medio-bassa fedeltà, lascia emergere tutti i cliché sonori dell'eminenza dubstep e non molto di più, per una cooperazione all'insegna del minimo comun denominatore, in cui Zomby quasi svanisce rispetto all'ospite di lusso. Per il resto, il producer non manca di giocare meglio la carta delle ospitate, tingendo di aromi caraibici le sue ossature micro-melodiche ("Quandary", in compagnia dei Darkstar), o facendo affiorare, stavolta con più ampio risalto dei tratti più atmosferici/misteriosi, tutta la sua voglia di hardcore e jungle, tracciando un'ipotetica linea di collegamento con quanto registrato alla volta del primo album ("S.D.Y.F." con Rezzett).

La faccenda poi non manca di affascinare anche quando prende la strada di una maggiore ortodossia grime e delle sue manifestazioni più recenti (l'accoppiata eski-beat di "Freeze" e "Yeti", tutta un tripudio di segmenti e frattaglie sonore), o nei momenti prossimi a un incrocio tra ambient e bass-music, in quello che è lo Zomby più lontano da ogni tentazione danzereccia (i synth decompressi di "Her", la conclusiva "Thaw"). Con qualche fase di stanca o di maggiore concessione alla più pura consuetudine Zomby-style (l'apertura affidata a "Reflection", per esempio, con quel pattern giocattoloso tirati a lucido, mostra un po' la corda), "Ultra" parla di un musicista ancora vivo e pieno di fervore, che anche in una dimensione nuova, ricca di prove ed errori, riesce a sbrogliare il bandolo della matassa e lasciare aperte nuove possibilità. Checché ne pensino le malelingue, la storia non finisce qui.

(07/10/2016)

  • Tracklist
  1. Reflection
  2. Burst
  3. Fly 2 (ft. Banshee)
  4. E.S.P.
  5. I
  6. Glass
  7. Sweetz (ft. Burial)
  8. Her
  9. Quandary (ft. Darkstar)
  10. Freeze
  11. Yeti
  12. S.D.Y.F. (ft. Rezzett)
  13. Thaw
  14. Tenkyuu (ft. HKE) (download only)
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