Anche per i Barr Brothers è giunto il momento del terzo difficile album: prova del fuoco per il raffinato folk-rock tinto di soul che con il precedente “Sleeping Operator” aveva trovato un equilibrio tra composizione e arrangiamenti, questi ultimi spesso sontuosi e ricchi di contaminazioni.
Il nuovo disco arriva a distanza di ben tre anni, durante i quali Brad e Andrew Barr hanno entrambi conosciuto le gioie della paternità, prendendosi giocoforza una pausa di riflessione.
Dopo aver consolidato il loro elegiaco stile folk, i due fratelli di Rhode Island, ora trasferitisi in Canada, e la fedele arpista Sarah Pagé concentrano maggiormente l’attenzione sulla composizione, regalando al pubblico il loro album più convincente e personale.
Restano sempre tangibili le similitudini con i War On Drugs e con i compagni d’avventura Patrick Watson. Lo sforzo della band di far convivere raffinate e complesse strutture liriche e armoniche (“Look Before It Changes”) con episodi più semplici e lineari (“Maybe Someday”, “It Came To Me”) dona al nuovo progetto tutta quella vitalità che era evidente nei precedenti capitoli, ma appariva frenata da alcuni argini creativi.
“Queens Of The Breakers” sottolinea con maggior fermezza la capacità del gruppo di gestire una musicalità complessa, intricata, senza mai tracimare nella banalità (“Kompromat”), anzi dando vita a canzoni dal tono epico eppur essenziale e suggestivo (“You Would Have To Lose Your Mind”).
Mentre la title track ripropone il confronto con i War On Drugs, il resto dell’album affonda le radici nella tradizione musicale canadese, sia in quella dei Cowboy Junkies (“Defibrillation”) che in quella di Ron Sexsmith (“Song That I Heard”), lasciando al nostalgico trittico finale (“Hideous Glorious”, ”Hideous Glorious 2 ”, “Ready To War”) un respiro lirico più personale e ambizioso, che promette molto per il futuro della band.
20/02/2018