Belle and Sebastian

How To Solve Our Human Problems (Parts 1-3)

2018 (Matador) | folk-pop, synth-pop

Non un album vero e proprio, ma una raccolta di tre Ep sotto l'unica dicitura “How To Solve Our Human Problems”. Il ritorno dei Belle and Sebastian a meno di tre anni da “Girls In Peacetime Want To Dance” è affidato a una formula che gli scozzesi avevano già sperimentato tra il 1997 e il 1998, quindi esattamente vent'anni fa, con il trittico di uscite brevi che seguivano i primigeni capolavori “Tigermilk” e “If You're Feeling Sinister”. Un occhio strizzato in particolare ai fan di lunga data, dunque, gli stessi probabilmente rimasti delusi dal corso degli eventi nella rinomata fucina glasvegiana, e pertanto - per regola transitiva - i medesimi deputati a guardare con un sospetto decisamente più fondato questa raccolta di quindici brani recapitati a rate.

L'approdo su Matador sembra aver segnato il passo decisivo di Stuart Murdoch e compagni verso un'idea di pop a tutto tondo, in grado di sciorinare senza più indugi e ripensamenti il pop da cameretta e quello da pista da ballo (o quasi). Se però l'unione dei due sentimenti faceva perlopiù la forza nel precedente lavoro, qui viene a mancare quello che è da sempre l'ingrediente essenziale e magico dei Belle and Sebastian: il songwriting. Per carità, là fuori c'è una fila lunga un chilometro di artisti che vorrebbero firmare brani come “Sweet Dew Lee” e “We Were Beautiful”, lestamente piazzate a inizio scaletta e loro malgrado specchietto per le allodole di questo ennesimo atto discografico, ma anche solo una “Cornflakes” quasi art-rock nella sua sfuggente teoria di orchestrazioni sintetiche e atmosfere trafelate.
La verità però si annida nelle pieghe di questa ora abbondante di musica, e viene ben presto a galla. Il nuovo tentativo disco “The Girl Doesn't Get It” tutto sommato fa ancora il suo dovere, ma già “Poor Boy” fa rimpiangere questa scelta coraggiosa - al punto che viene da rivalutare perfino gli ultimi Arcade Fire. L'uptempo sintetico “Show Me the Sun”, da parte sua, rivela un'insospettabile piattezza espressiva - insospettabile per chi viene citato nei credits, s'intende. Non che vada meglio con le divagazioni esotiche di “Everything Is Now (Part One)”, una specie di tema Santana-iano diluito in tiepide atmosfere new age (sic). Anche gli ormai consueti duetti di voci e maschili appaiono consunti e auto-stereotipati, fino a risultare quasi fastidiosi (“Too Many Tears”).

Non è ovviamente tutto da buttare, e non è un caso che i Belle and Sebastian tornino a convincere quando si rimettono a interpretare il ruolo di se stessi - ma nemmeno, al tempo stesso, che utilizzino con estrema parsimonia questo nuovo repertorio in sede live. “A Plague On Other Boys” e “There Is An Everlasting Song” sono fatte con la stessa filigrana di un tempo, appena impolverata dal passare degli anni, ma comunque più che sufficiente per far brillare di nuovo gli occhi. E allora la verità è una, e una soltanto: di questo carrozzone tripartito sarebbe bastata la metà del carico, per non dire un terzo o giù di lì. Non avremmo forse gridato al capolavoro, è vero, e non avremmo nemmeno risolto i problemi dell'umanità. Ma indubbiamente ci saremmo sentiti più che appagati.

(29/03/2018)

  • Tracklist
Part One

  1. Sweet Dew Lee
  2. We Were Beautiful
  3. Fickle Season
  4. The Girl Doesn't Get It
  5. Everything Is Now

Part Two

  1. Show Me The Sun
  2. The Same Star
  3. I'll Be Your Pilot
  4. Cornflakes
  5. A Plague On Other Boys

Part Three

  1. Poor Boy
  2. Everything Is Now (Part Two)
  3. Too Many Tears
  4. There Is An Everlasting Song
  5. Best Friend






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