Israel Nash

Lifted

2018 (Loose/Desert Folklore) | cosmic-country

Con il precedente album “Silver Season” Israel Nash è entrato definitivamente, senza alcun timore o indugio, nel mondo del cosmic-country, aprendo le porte a sonorità più elaborate, in parte diverse da quelle più energiche di “Barn Doors And Concrete Floors”, secondo album del musicista prodotto da Steve Shelley dei Sonic Youth, che nel 2011 attirò l’attenzione di pubblico e critica, quest’ultima pronta a indicare il musicista di Austin come l’erede di Ryan Adams.
L’esplicita volontà di rielaborare le radici della musica americana in una chiave più onirica e mistica, ha spostato l’asse evolutivo di Nash, al punto che non sorprende la scelta dell’autore di apporre la scritta “File Under: Hippie Spiritual” sulla copertina del nuovo album “Lifted”.
Con queste premesse, anche le assonanze con Neil Young sembrano essere sempre più distanti, ma il lieve cambio di registro vocale rafforza invece le similitudine con il canadese, pur constatando un’inclinazione verso una solare spensieratezza, che, ora più che mai, evoca Beach Boys e perfino Jeff Lynne.

Sempre più abile in sede di produzione e arrangiamento, Israel Nash per “Lifted” ha elaborato un muro del suono più solido e beatamente malinconico, alla Phil Spector, con sonorità che sembrano provenire da una dimensione aliena.
Le canzoni sono semplici, eppure complesse nella loro elaborazione finale, con arrangiamenti ancor più sontuosi, anzi quasi estatici, grazie a un sapiente e originale uso dei fiati. Con l’aiuto di alcuni membri dei Grupo Fantasma e dei Wild Child, l'autore lascia fluire ancor di più il carattere spirituale e psichedelico delle composizioni, senza rinunciare a pagine più ambiziose, dove melodia e minimalismo armonico si amalgamano con intelligenza e senso della misura, travolgendo l’ascoltatore con un costante senso di meraviglia e incanto.

La cascata di suoni che sottolinea l’introduttiva “Rolling On” è impetuosa, trionfale, con chitarre, tastiere e batteria che sembrano catturati da un coro di anime in preghiera, ed è la stessa dimensione che sottolinea la conclusiva “Golden Fleeces”: una ballata ancor più solenne che possiede la stessa tensione emotiva del Van Morrison più mistico.
Mentre in alcuni brani, come “The Widow” e “Lucky Ones”, prevale un senso di nostalgia per le armonie vocali dei Beach Boys e il suono della pedal steel alla Eagles, in altri episodi le sonorità sono più avventurose e originali, con insolite orchestrazioni di fiati e orchestra (“Looking Glass”) e languori psichedelici alla Mercury Rev (“Hillsides”).

Il lieve ritmo funky di “SpiritFalls” per un attimo offre sonorità più terrene, prima che il romanticismo noir e ricco di metafore di “Nortwest Stars (Out Of Tacoma)” confermi il tono elegiaco di “Lifted”, peraltro sottolineato anche dall’apparente spensieratezza di “Sweet Spings”: perfetta sintesi di quel mood hippie-spiritual che campeggia nelle scritte di copertina, una canzone che non sfigurerebbe in un disco di Chris Bell o in "Pet Sounds".

L’ultimo album di Israel Nash è quasi un invito alla fuga dalla realtà, ma non come forma di alienazione sociale o rifiuto della realtà, con “Lifted” il musicista cerca nella bellezza e nell’armonia cosmica la soluzione al grigiore dei nostri tempi. Ed è un po’ come ritornare a quegli anni in cui sogno, amore e pace, erano pura rivoluzione. Sì, perché sognare è l’unica vera forma di rivoluzione ancora possibile, un percorso spirituale che ha ispirato musicisti, scrittori e poeti, e che il musicista di Austin sembra intenzionato a riportare in auge.

(02/09/2018)

  • Tracklist
  1. Rolling On 
  2. Looking Glass
  3. Lucky Ones
  4. Sweet Springs
  5. SpiritFalls 
  6. Nortwest Stars (Out Of Tacoma)
  7. Hillsides 
  8. The Widow 
  9. Strong Was The Night
  10. Golden Fleeces




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