TROPICAL FUCK STORM - A Laughing Death In Meatspace

2018 (Mistletone)
art-punk, psych-rock

Attivi sin dal 1997, i Drones da Perth sono stati una delle realtà alt-rock più interessanti e vitali della scena australiana. Partito dagli spunti punk-blues di “Here Come The Lies” del 2002, il loro rock sporco e cattivo non ha mai smesso di evolversi, andando a lambire tanto la psichedelia quanto il noise, inclinandosi sovente verso una formula art-rock schizoide e decostruita. Sul finire del 2016, dopo una data del tour in supporto a “Feelin Kinda Free”, la band – pare in seguito a forti attriti tra i membri – ha annunciato uno iato a tempo indeterminato.

Iniziare questa recensione con un piccolo accenno ai Drones era inevitabile, perché i Tropical Fuck Storm sono la nuova band dell’uomo che dei Drones è stato il fondatore, l’unico membro costante e l’attore principale: Gareth Liddiard. Dopo l’annuncio della separazione, il cantante e chitarrista non ha perso tempo. Presa con sé la talentuosa e bella bassista dei Drones Fiona Kitschin, ha scelto un nome fuori di testa come gli si confà e fondato un nuovo gruppo. La cui line-up, completata da Lauren Hammel alla batteria ed Erica Dunn a chitarra e tastiere, vede in Liddiard l’unico uomo.

I Tropical Fuck Storm hanno iniziato a rilasciare singoli già nel 2017, ad oggi ben quattro, cominciando a tracciare un fil rouge estetico e musicale intrigante. Tuttavia, ascoltando alcuni di brani che sarebbero finiti in questo “A Laughing Death In Meatspace” mescolati a pezzi più soft, come anche un’improbabile cover di “Stayin Alive”, indovinare quale e quanto coeso sarebbe stato il risultato sarebbe stato impossibile.

Sulla copertina sgargiante e tossica di “A Laughing Death In Meatspace” troviamo: un papa che vomita coriandoli cavalcando una lumaca, un lupo che azzanna un palloncino, la morte in sella a un cane travestito da calabrone, una rana coi capelli blu, un maiale mascherato da clown e un gigantesco animale dalla pelliccia viola, che ricorda un po’ i Muppets e un po’ il rassicurante mostro volante di “Die unendliche Geschichte”. Tutti questi improbabili personaggi sono animati da un furore demoniaco, da un’energia euforica a metà tra Apocalisse e carnevale, e si dirigono verso di noi.

Il disco suona proprio come la sua copertina: folle. Dolenti linee di chitarra blues si alternano a bordate improvvise di feedback, assoli ululanti sbucano dal nulla, le tastiere imitano il caos incontrollabile di una città nel mezzo di un golpe. I testi sono congegnati come un concitato dialogo uomo-donna e rispondono alle iniquità della modernità con un’isteria ingestibile. Perlomeno per la sua lunga prima parte, il disco procede come un tutt’uno impazzito e contundente e distinguere una traccia dall’altra non ha molto senso, dato anche che ciascuna di esse cambia forma e direzione più volte. “Shellfish Toxin” suona invece come una specie di valzer sotto metadone, toglie la parole di mezzo e scopa via i detriti del pandemonio consumatosi fino a quel punto. È da questa calma apparente che si leva la title track, un dolente blues in crescendo con le voci che si allungano all’unisono verso la luna, e ci si avvia verso il drammatico finale.

A voler fare le pulci a questo disco, la sua prima parte è un po’ confusionaria e in qualche passaggio perde un po’ la mira – e ci mancherebbe con tutta la carne che mette a cuocere – ma introduce una creatura musicale matta e affascinante, che sembra avere tutte le carte in regola per distrarci dalla dipartita dei Drones.

31/05/2018

Tracklist

  1. 1. You Let My Tyres Down
  2. 2. Antimatter Animals
  3. 3. Chameleon Paint
  4. 4. The Future of History
  5. 5. Two Afternoons
  6. 6. Soft Power
  7. 7. Shellfish Toxin
  8. 8. A Laughing Death In Meatspace
  9. 9. Rubber Bullies

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