Éliane Radigue

Occam Ocean 2

2019 (Shiiin) | drone orchestrale

Arriva a un anno e mezzo di distanza il secondo volume della serie “Occam Ocean” dedicata all’omonima opera in divenire (2011–) di Éliane Radigue, “per natura incompiuta poiché non compibile”: un vero e proprio sunto della sua ricerca pluridecennale sul suono come entità autonoma e trascendente in quanto esautorata a priori dalla significazione.
Dopo alcuni brani per solisti (“Occam”), duo (“Occam River”) e trio (“Occam Delta”) è la volta di una lunga suite per orchestra, perciò propriamente intitolata all’oceano, vale a dire la maggiore superficie acquea presente sul pianeta.

L’esecuzione è affidata a una singolare formazione connazionale della compositrice, l’ONCEIM (Orchestre de Nouvelles Créations, Expérimentations et Improvisations Musicales) ideata e diretta da Frédéric Blondy, già responsabile dell’incisione di “Gruidés” di Stephen O’Malley, ma nel cui repertorio trovano posto anche rarità di autori d’area impro ed elettroacustica quali John Tilbury, Burkhard Beins e Jérôme Noetinger.
L’ensemble è anomalo già dalla strumentazione, che a fianco di archi e ottoni d’ordinanza include una fisarmonica, tre chitarre, cinque clarinetti e sei sassofoni. Come già in precedenza, tuttavia, l’impostazione e il fine ultimo della ricerca di Radigue non lasciano spazio all’identità più riconoscibile degli elementi, mirando piuttosto alla sommatoria di singoli toni “assoluti”, idealmente già compiuti in se stessi.

Dunque non vi è (o non intende esservi) una tensione drammatica nel graduale dispiegamento acustico dell’ONCEIM, se non per le sporadiche inflessioni sub-armoniche delle note sostenute che talvolta generano uno spettro di tonalità minore. Originanti in forma di colonne distinte e adiacenti, le voci degli strumenti vanno man mano confondendosi in stratificazioni che, da un’iniziale stasi – per quanto vacillante – transitano verso un moto apparente di gravitazione circolare: l’oceano diviene così l’autentico specchio del cosmo, fonte primordiale dei fenomeni sonori cui la pioniera francese ha da sempre teso l’orecchio e lo spirito.

Più affine al deep listening della comprimaria Pauline Oliveros e di Alvin Lucier che al misticismo delle monumentali orchestrazioni di Scelsi (“Quattro pezzi”) e del tardo Cage (number pieces), l’opera recente di Éliane Radigue si riconcilia con la dimensione umana della creazione sonora e insieme ne amplia a suo modo gli orizzonti, dimostrando con efficacia quanto potenziale ancora inespresso risieda nel Dna della strumentazione classica.

(25/07/2019)

  • Tracklist
  1. Occam Océan (Pour Orchestre, 2015)
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