PYUR

Oratorio For The Underworld

2019 (Subtext) | elettronica sperimentale

Ci risiamo: proprio nell’epoca in cui nessuno sembra più preoccuparsi della morte di Dio, ogni disciplina artistica rivela nuovi aneliti verso un immaginario sacro o sacrale, rimettendo in discussione il rapporto tra un mondo massimamente caotico e il sovrastante “ignoto”, tra immanenza e trascendenza.
Ma specialmente nel catalogo Subtext, sin dagli inizi, questa tensione si è sempre espressa nelle singolari voci di una sperimentazione elettronica tormentata, in forme talvolta dirompenti a livello sonoro (Roly Porter, Paul Jebanasam, Fis), talaltra ritualistiche e contemplative in spirito (Ellen Arkbro, Cevdet Erek, l’ultimo Joshua Sabin).

L’ambizioso ed esteso secondo lavoro firmato PYUR – la tedesca Sophie Schnell – sembra declinare a suo modo il processo di collassamento spazio-temporale attuato (con altri mezzi e obiettivi) dall’altra esordiente di quest’anno, UCC Harlo, che in “United” si appropriava di stilemi e suggestioni barocche per sfibrarle ed esplorare le armonie nascoste nel loro simulacro digitale.
Dopo “Epoch Sinus” (Hotflush, 2016), l’evocativo e debordante “Oratorio For The Underworld” chiama a raccolta i fantasmi della musica corale antica, le fanfare apocalittiche delle avanguardie fin de siècle e le trance elettroniche del nostro presente, convogliandole in un turbinio inarrestabile di piani sonori che collidono e si fagocitano a vicenda.

Quasi tutto lo scibile sonoro sembra poter trovare spazio nella densità di queste undici tracce: stralci di polifonie rinascimentali (“Flowers And Silvers”), voci suadenti e distorsioni di elementi acustici alla Andy Stott (“Towers Of Nebula”), sguardi dal bordo del precipizio e accelerazioni atomiche (“Delphos”), gravose pulsazioni dubstep disarticolate a piacimento (“Rose Born”) e sinistri pedinamenti reznoriani (“Cheperer”). Un “requiem senza requie” per le molteplici – ma solo in apparenza inconciliabili – spinte creative che attraversano la storia del sacro e del profano, frutto di un provante esercizio di “archeologia interiore” col quale, nei due anni di gestazione, Schell ha svuotato e amalgamato ogni risorsa a disposizione nel proprio maelstrom creativo.

“Oratorio For The Underworld” si distingue come uno degli ascolti più eclettici, complessi e impegnativi usciti dalla prestigiosa fucina di James Ginzburg. Sebbene rimanga prematuro parlare di rivelazione, dati gli esiti ancora poco rifiniti e “mirati”, non si può non elogiare l’ampiezza prospettica e la viscerale entità degli sforzi di PYUR, forieri di un potenziale che probabilmente non tarderà a inverarsi.

La versione digitale disponibile su Bandcamp include sette tracce aggiuntive, ulteriore saggio di un corpus davvero vasto e onnicomprensivo, difficile da sintetizzare nei classici formati long playing.

(17/10/2019)

  • Tracklist
  1. Deep City
  2. Flowers And Silvers
  3. Manta Ride
  4. Towers Of Nebula
  5. Delphos
  6. Rose Born
  7. Cheperer
  8. The White Books
  9. Solar Barque Blues
  10. Zero Dead Ends
  11. Sun On Earth
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