Squid

Town Centre Ep

2019 (Pias / Speedy Wunderground) | post-punk, art-punk

È un Ep ardimentoso quello che in venti minuti di musica ne dedica cinque per acclimatare l’ascoltatore. Potrebbe interpretarsi come una mancanza di idee, un tentativo di giocare coi minuti proprio nel formato meno adatto per farlo. Tuttavia, dopo l’ascolto completo di “Town Centre” questa interpretazione si rivela per quello che è: un pre-concetto su una band che dai pregiudizi non dovrebbe neanche essere sfiorata. Quella degli Squid infatti è una discografia pressoché vuota - se si esclude "Lino", altro Ep dato alle stampe nel 2017 - che fa di loro una band dalla reputazione illibata.

Sembra che la vera anima degli Squid sia da ricercare in quella coppia di pezzi protetta dalla nicchia degli episodi più ambient e astratti del disco (“Savage” e “Rodeo”), ai quali è affidato l’arduo compito di aprire e chiudere un discorso di certo breve, ma intenso. E se anch’essi fossero parte integrante dell’opera e non solo una mera cornice sul dipinto? Difficile dirlo, perché decifrare completamente cosa siano gli Squid attraverso l’ascolto di “Town Centre”, un Ep che abbraccia uno spettro musicale ampio e variegato, è un'impresa alquanto infruttuosa.

I riferimenti al mare sono espliciti, in parte contenuti nel nome della band, in parte nel luogo da cui essa proviene: Brighton, terra di gabbiani e di onde oceaniche che si infrangono colme di schiuma sugli scogli della Manica. La scala cromatica è quella plumbea del cielo britannico, intervallata da rari sprazzi di sereno; in questo candido solco, ad esempio, si inserisce il ritornello melodico di “Match Bet”, che stavolta sorvola le acque per portare fino all’altro lato dell’Oceano, tra screamo, jazz e rock - con il secondo e il terzo che si fondono dando vita a un coacervo da cui emergono gli spiriti del tempo.

Impossibile non pensare ai TV On The Radio degli esordi ("Desperate Youth, Blood Thirsty Babes"), eppure gli Squid non sono evidentemente neppure questo. Non c'è blues nella loro musica, inteso oltre il significato delle mere dodici battute, ma un legame indissolubile con le loro radici post-punk - ieri avremmo detto Talking Heads, oggi diremmo Interpol, ma anche tutto il movimento albionico emergente (Idles, Fat White Family, Black Country, New Road, black midi). Eppure tra le ampie pieghe del sound di questa nuova band britannica si scorgono anche i lineamenti della corrente post-rock, noise e math, in un alternarsi di generi che si rivela talvolta più vivido talvolta più velato.

“Town Centre” colpisce proprio per il suo modo di mescolare con tecnica e personalità il passato e il presente della musica rock, dimostrando comunque una sensibilità melodica fuori dal comune. Poco per gridare al miracolo, troppo per non alimentare quello stato di curiosa attesa che è pregno di luccicanti aspettative e affamato di un'uscita più sostanziosa.

(29/11/2019)

  • Tracklist
  1. Savage
  2. Match Bet
  3. The Cleaner
  4. Rodeo




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