Alessandra Novaga

I Should Have Been A Gardener

2020 (Die Schachtel) | experimental

Da sempre dedita a un uso sperimentale della chitarra, ottenuto grazie a uno stile originalissimo, con accordature alternative, uso di feedback e un approccio assolutamente “altro” alla musica - lontanissimo dal rock tradizionale ma pur figlio di quel mondo - la chitarrista Alessandra Novaga continua il suo percorso dedicato ai registi, iniziato nel 2017 con “Fassbinder Wunderkammer”. Il nuovo Lp “I Should Have Been A Gardener” omaggia il cinema di Derek Jarman, regista venuto a mancare prematuramente nel 1994.

Il regista dalla casa dalle finestre gialle (come il vinile), combattivo difensore dei diritti degli omosessuali, viene ricordato nel suo angolo protetto, dove la violenza e la prevaricazione del mondo esterno non potevano colpirlo, nel giardino della sua abitazione. Il suono della chitarra diventa quindi scarnificato e ridotto, lontanissimo da ogni possibile collegamento con altri musicisti. I mondi creati da Alessandra Novaga sono unici, e questa è la loro principale grandezza e originalità. Sarebbe facile pensare a certa musica ambient o d’avanguardia, ma il percorso, diviso in cinque parti, di “I Should Have Been A Gardener”, tra decostruzione di melodie a stento riconoscibili, loop e continue opere di sottrazione, più che seguire percorsi già battuti, ne apre di nuovi, pronti per essere approfonditi da ulteriori musicisti.
Emerge il ritratto di un uomo sensibile alla ricerca di una pace interiore, che è possibile ritrovare solo nell'isolamento dal caos insensato del mondo, pur in un combattivo e deciso impegno politico per la difesa delle minoranze. Una posizione in stridente contrasto con quella degli urlatori di casa nostra, in perenne lotta contro le minoranze, in nome di un fantomatico popolo da difendere (come se il “popolo”, a sua volta, non fosse già un insieme di molteplici minoranze).

Il loop di “April 21” ci porta proprio dentro il giardino del regista, luogo in cui è possibile ritrovare una pace interiore, con le oniriche note della chitarre a suggerire qualche rimembranza con alcune sonate classiche al rallentatore. Il suono diventa sempre più etereo e impalpabile, quasi prossimo al silenzio (“The Wound Dresser”), quasi alla ricerca di una purificazione che si può raggiungere solo sottraendo dalla propria vita elementi di disturbo, mai aggiungendone altri apparentemente utili.
“Poppies In The Morning” introduce aspetti infantili, come se Novaga cercasse di riscoprire l’animo più fanciullesco di Jarman, de-strutturando e rallentando sino alla irriconoscibilità una breve filastrocca.
Il blues desertico di “Father Forgive Me” sembra una versione totalmente deformata di “Happy Together” dei Turtles, brano coverizzato in Italia da varie band. Quello di Novaga pare un flusso di pensieri continuamente interrotto, come un sonno disturbato che non trova continuità. Chiude la title track, otto minuti di sogno, stavolta perfettamente in linea con il mondo circostante, con la chitarra ormai giunta ai limiti dell’ambient che culmina nell’audio originale di una vecchia intervista di Jarman.

Tra minimalismo chitarrista e scarnificati ritmi blues, i brani della Novaga sono delle ottime alternative a chi cerca “altro” dal suono dello strumento più classico e più vecchio del rock tradizionale.

(29/07/2020)



  • Tracklist
  1. April 21
  2. The Wound Dresser
  3. Poppies In The Morning
  4. Father Forgive Me
  5. I Should Have Been A Gardener


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