Arco

Arco

2020 (Ammiratore Omonimo Records) | art-pop

Tanto ambizioso quanto insicuro, Andrea Guerrini è un vulcano irrequieto che ha progettato con calma l’eruzione delle sue eclettiche colate di lava. L’aretino, polistrumentista autodidatta, è stato membro attivo dei Walden Waltz, ma il bisogno di esternare il suo pensiero sull’essere umano da solo e in mezzo alla collettività lo ha portato a esprimersi in altre forme d’arte: dalla creazione ad Arezzo del Pastificio Elettrico, un collettivo artistico che si occupa di spettacoli teatrali, fino alla produzione a Torino di una serie di audio racconti per una radio locale. Nel 2019 il polistrumentista ha pubblicato anche il libro “Robert Wyatt: Folly Bololy. Testi Commentati” per Arcana Edizioni. Proprio l’infantile capacità del sommo esponente della scena di Canterbury, unita alla sperimentazione mai fine a se stessa e al contrasto tra un uomo solo e la società opprimente, conflittuale e rumorosa hanno portato Andrea a “nascondersi” dietro al moniker di Arco per tirare fuori uno dei lavori più intelligenti e creativi usciti in Italia negli ultimi tempi.

Dopo una serie di autoproduzioni incentrate sulla sperimentazione della forma canzone, l'artista aretino pubblica il suo primo album vero e proprio grazie all'aiuto del sodale Simone Lanari (Ant Lion, Ask The White, dTHEd) con cui Guerrini aveva già lavorato nei Walden Waltz e nei Moondrive. Lanari, da sempre entusiasta della modalità di scrittura di Arco, lo porta alla corte dei Vonneumann, pronti ad accoglierlo nel roster della loro etichetta Ammiratore Omonimo. Il disco autointitolato, pubblicato in 100 copie viniliche, è composto da 5 tracce dalla durata variabile ma mediamente lunga, ideate come mini-suite in cui Guerrini mette insieme musicisti provenienti da background diversi divertendosi a usare un linguaggio libero sia vocalmente che musicalmente. Una tavolozza di strumenti e colori estremamente varia, tra cori, sintetizzatori, chitarre acustiche, che utilizza ogni possibilità espressiva gestibile e tutti i suoni e le voci che l'autore ha registrato negli ultimi anni con il suo Zoom portatile durante i suoi viaggi e i suoi incontri. Proprio in questo mescolarsi di tecniche analogiche e digitali, di strumenti acustici ed elettronici, di field recordings e monologhi, risiede il grande fascino di un disco, va detto, unico, in cui è bello tornare più volte per esplorare ogni angolo.

L'album è un viaggio dentro noi stessi e all'interno di quella collettività dove riusciamo a mostrare tutte le nostre contraddizioni, come nel passo rapido e angosciante di "Parassiti", traccia di apertura che lascia strada alla visione rassegnata dell'acustica "Dinero", capace di esprimere la rigida divisione in caste della nostra società: "Speravo di guadagnarmi il pane come fa un cavaliere con la lancia in resta, invece sul casco mi tirano le pietre e adesso ho mal di testa".
Arco, nella sua percezione di funambolico cantautore, vede l'essere umano come vede se stesso, spesso ridicolo e banale, ma a volte sorprendente. In crescita nelle proprie competenze ma costretto a rimanere alle pendici dei propri limiti a ruminare sempre sugli stessi concetti. Ascoltate "Amarea" e, circondati dalle onde, lasciatevi andare, trascinati dal ritornello "ricordi tu, su salici salivi" e da un rutilante giro di basso che vi renderà sorprendentemente capaci di salire su una foglia e navigare.

Un modus operandi reiterato e funzionante all'interno dei solchi è quello di lasciar scorrere una scena sotto i propri occhi, osservare come cambiano le dinamiche tra le persone e immaginare alternative anche divertenti. "Polarità" esprime il cambiamento invocato da molti e la conseguente delusione nello scoprire che in realtà la rivoluzione tanto auspicata si era rivelata solo di facciata: "Mentre dentro e intorno a te non c'è più niente, solo gente che si nasconde dalla gente, e se il successo è l'unica possibile rivoluzione, scegli nel mezzo fra l'estinzione e la rassegnazione". Una propaganda che si rivela moneta falsa nonostante per le strade si senta una voce che strombazza da un altoparlante "È arrivato il cambiamento", come fosse quella di qualunque richiamatore di attenzione ambulante: arrotino, fruttivendolo, annunciatore elettorale...

Si arriva alla fine con la lunga "La Strada" divisa in tre parti, introdotta tra ambient e folk, ma pronta a trasformarsi in una ballata acustica (quasi) convenzionale, impreziosita da archi e cori. Dodici minuti dove si compie liricamente e musicalmente il cerchio del toccare il fondo e risalire, alimentato nel gran finale dal violino di Marna Fumarola e dalla tabla di Kamod Raj Palampuri, a sottolineare ancora una volta l'incontro tra esperienze e approcci diversi che approdano però felicemente su un'unica sponda.
L'artwork è stato affidato al giovane Yersiz Yabanci, cantante della band metal turca Dyath, che ha disegnato la copertina dopo l'ascolto delle tracce, e al fotografo milanese Elia Misesti, suoi gli (splendidi) scatti all'interno della cover.

Arco è un disco che tocca strade diverse, che fa compiere un percorso a volte tortuoso, che richiede al fruitore di musica una cosa fondamentale che, purtroppo, a volte viene persa: l'attenzione nell'ascolto. Quell'attenzione che, una volta ottenuta, alimenta la curiosità di tornare avidamente a sviscerare le tracce del disco per poterne esplorare anche gli angoli più nascosti. E statene certi che troverete una sorpresa, un segreto, un dettaglio, un indizio celato dove mai ci saremmo aspettati. Arco, usando in maniera magistrale e non convenzionale timbri e colori, ha sfruttato i contrasti, trasformandoli in suggestioni caleidoscopiche di rara sensibilità.

Potrei dirvi che all'interno dei solchi c'è una commistione di folk ed elettronica filtrata dalla scelta delle parole, che potete trovare cantautorato sperimentale e racconto teatrale, e andrei molto vicino alla realtà. Ma l'unica cosa che mi sento di dire è che Andrea Guerrini ha vinto la sua sfida, che le sue intuizioni, i suoi testi, la sua cura maniacale per i particolari e le sue trovate strappano spesso applausi e che il suo esordio è uno di quei dischi capaci di crescere esponenzialmente ad ogni ascolto. E non è poco.

Partirai sempre senza sapere quello che cerchi e troverai tutto. Senza inseguire niente e nessuno troverai tutto. Lungo la strada troverai tutto. Tutto resta nel suono e la parola è il canto dell'uomo

(20/11/2020)



  • Tracklist
  1. Parassiti
  2. Dinero
  3. Amarea
  4. Polarità
  5. La Strada pt. 1-2-3




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