Islet

Eyelet

2020 (Fire) | art-pop

Che la band di Cardiff avesse una predilezione per il lato oscuro del pop era evidente già dagli esordi, sperimentazione e divagazioni art-rock hanno caratterizzato il percorso della band di Emma Daman, Alex Williams e dei due fratelli John e Mark Thomas (quest’ultimo attuale compagno della Daman). Post-rock, psichedelia ed elettronica hanno alimentato una vivacità creativa che sembrava inarrestabile, ma difficoltà personali e il non facile ruolo di artisti indipendenti hanno messo a dura prova il futuro degli Islet, costringendoli a un periodo di stasi.

Entrati a far parte della scuderia Fire, i gallesi hanno potuto finalmente mettere ordine nelle loro vite, tra eventi piacevoli (Emma e Mark hanno avuto il secondo figlio), lutti familiari (Alex Williams ha perso la madre), e incidenti di percorso (John Thomas ha lasciato la band pur suonando in due brani del nuovo disco). Ora, il ritorno in scena dopo sette anni d’assenza suona vibrante e incantevole.
Sonorità esotiche e sognanti, adagiate su trame ritmiche soffuse e spesso sacrificate da un muro del suono da trance elettronica, forgiate dalla produzione di Rob Jones (Pictish Trail), imprimono un lieve cambio di rotta verso un pop sperimentale alla Pram (“Treasure”), accarezzato dalle intuizioni dance/avantgarde di Arthur Russell (“Geese”), senza però tradire le consolidate metodologie creative.

E’ evidente che l’attuale appartenenza alla scuderia Fire ha un risvolto anche stilistico, difficile non pensare ai Vanishing Twins, mentre le chitarre si acquetano nelle ipnotiche braccia di “Caterpillar” o ai Fenella nella bizzarria elettronica di “Sgwylfa Rock”.
Spesso le sonorità di “Eyelet” sono nebulose, e tentazioni pop sono smussate da divagazioni strumentali che infettano i refrain delle pagine più immediate e pulsanti (“Good Grief”), flussi ritmici quasi industrial avvolgono nell’oscurità le intuizioni neofolk di “No Host” e affiorano perfino residui shoegaze alla Pale Saints nell’onirica “Gyratory Circus”, mettendo a dura prova l’ascoltatore distratto e occasionale.

C’è una voluta inquietudine, nel terzo disco degli Islet, che determina reazioni dissonanti, all’affascinante e scontroso raga di “Radel 10”, fa eco l’inquieta pagina eterea dai contorni non del tutto definiti di “Moon”, e il ripristino delle vecchie nuance in “Florist” non regge il confronto con la vera perla dell’album, ovvero il pulsante elettro-pop scosso da un arpeggio vocale intitolato “Clouds”, un brano nato da un sogno di Emma Daman, che scompiglia vistosamente l’atmosfera riflessiva e sognante del disco, ricordandoci che gli Islet hanno scelto la strada più ardua per entrare nella nostra mente e nel nostro cuore, ma una volta catturati da queste aliene pop-song sarà difficile farne a meno.

(03/05/2020)



  • Tracklist
  1. Caterpillar
  2. Good Grief
  3. Treasure
  4. Geese
  5. Sgwylfa Rock
  6. Radel 10
  7. Clouds
  8. Florist
  9. Moon
  10. No Host
  11. Gyratory Circus




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