Muni

Soma

2020 (Backwards) | psych, kraut-rock, fourth world

La Bhagavadgītā, testo sacro induista tra i più diffusi, che concorre a formare il grande poema epico della Mahābhārata, lo Shodoka – ovvero “il canto del risveglio” – di Yoka Daishi e le poesie di Dylan Thomas. Sono i tre fari della letteratura che hanno irrorato di luce la sala di registrazione in cui, nell’arco di una giornata, ha preso vita “Soma”, esordio del progetto “Muni” ideato dal polistrumentista Nicola Caleffi – fondatore dei Julie’s Haircut assieme a Luca Giovanardi e Laura Storchi – e partecipato dalla stessa Storchi e da Claudio Luppi e Pierluigi Lanzillotta, questi ultimi due già impegnati in altre formazioni fra cui i Pip Carter Lighter Maker.

La combinazione dei significati di nome (“colui che medita in silenzio” è una delle traduzioni dal sanscrito di “Muni”) e titolo dell’opera (“Soma” è una bevanda cerimoniale ascrivibile al culto vedico che dona “salute e immortalità”) lascia presagire un’immersiva avventura ritual-psichedelica a stretto contatto con la natura, suggestione corroborata dalla jodorowskiana immagine di copertina che custodisce il vinile pubblicato in 300 copie da Backwards.
Inebriate dalle proprietà del prezioso nettare, le nostre quattro guide sonore si armano di una strumentazione che lega l’attitudine rock alla tradizione orientale e ci fanno strada in questo viaggio sinestetico fra terra e cielo. Misticheggianti correnti kraut e serpeggianti flussi fourth world attraversano l’alveo dell’iniziale “Drinking At The River Of Light”, cui non tardano ad aggiungersi guizzi post-bop e fusion riconducibili al Miles Davis di “Get Up With It”. Pian piano, lo spazio circostante comincia ad amalgamarsi ai suoni, i contorni si fanno via via meno nitidi e la musica stessa si trasforma in ambiente.

Abbandonate le magiche sponde del “fiume della Luce”, si uniscono alla squadra anche Silvia Orlandini e Paolo Campani, impegnati coi fiati a “imbrattare” di tinte free-jazz la psichedelia bucolica di “Spirit Animal”, resa solenne dall’imperioso basso di Storchi. Un pacificante glockenspiel introduce e accompagna l’intera esecuzione di “Presence By The Fire”, unica parentesi dell’album accostabile a certe atmosfere post-rock, sebbene a predominare sia un impianto etno-lisergico di origine teutonica.
Rintocchi celestiali à-la Popol Vuh provenienti da un santur squarciano, infine, la seta indiana dietro cui si nasconde la costellazione “Corona Borealis”: a descriverla sono soprattutto un tappeto di morbide percussioni e un riff di basso circolare, che accelerano gradualmente fino a ricalcare quel “ciclo completo” tratteggiato per la prima volta, nel 1970, da Bruce Palmer.

(07/12/2020)

  • Tracklist
  1. Drinking At The River Of Light
  2. Spirit Animal
  3. Presence by The Fire
  4. Corona Borealis


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