Rainbow Island

ILLMATRIX

2020 (ArteTetra) | psych-dub, electronic, experimental

Abbandonate, dopo quasi tre anni, le dune luminescenti di Bongolandia, i Rainbow Island fanno armi, bagagli e ovuli e partono per un nuovo “sviaggio” alla scoperta di altri mondi inesplorati, questa volta poco raccomandabili anche ai più avvezzi alla psicotropia. Per rigenerarsi, i Nostri hanno pensato bene di citofonare al collettivo ArteTetra - ormai conclamato Pilastro nello spaccio di roba di qualità - per farsi sovvenzionare un soggiorno con pensione completa a Illmatrix, annichilente dimensione mentale post-contemporanea in cui “le informazioni si accumulano in un ordine non lineare”, per citare il bugiardino diffuso agli addetti ai lavori.

Sintonizzàti, quindi, cervelli e strumentazioni da Italia, Regno Unito e Taiwan, Pikkiomania, Lou Geoscorpio, Simne Donadni e DJ Kimchi inaugurano il loro pellegrinaggio nel quinto mondo della coscienza con “Jesterbus Ride”, traversata lisergica su un autobus malmesso alla cui guida si alternano Mark Pritchard e Sonic Boom. Segue una breve sosta psych-dub, giusto per scaricare le batterie, in un fumoso drugstore dal nome “Cacao Hip Mini”. La doppietta iniziale – è bene sottolinearlo – rappresenta forse l’unica parentesi di raccordo con le tonalità iridescenti che caratterizzano il precedente “Crystal Smerluvio Riddims”.

Dalla paranoia sincopata di “Snek Bump Trick” in avanti, infatti, questo “storytelling squilibrato e antinarrativo” comincia gradualmente a trasformarsi in un bad-trip neurale dai risvolti ottenebranti. Il ventaglio cromatico a cui i Rainbow Island ci avevano abituato vira, con “Goji Fusillade”, dapprima a un verde acido, poi a macchie di un nero via via più profondo: alle (de)strutture dark-dub si avviluppano voci liquide e snaturate, sospinte da scie sonore aliene. “Obstrusive Spawning” striscia lentamente verso territori UK garage, accompagnata da sinistri gorgheggi che cadenzano anche il glitch in filigrana di “Dropzone”.

Lo scenario intorno va deformandosi. Cumulonembi di pitch shift abbuiano i flebili raggi di un sole già pallido, mentre i rintocchi sintetici di “Moan Fi Dem” annunciano “Shallow Harambola” e il suo carosello ambient post-atomico. “Simmia” – apripista di questa scorribanda nella materia grigia – fa capolino tra le macerie, scatenando una danza tribale in cui le liane fourth-world del Jon Hassell di “Flash Of The Spirit” si aggrovigliano ai rami di maestose sequoie dub.
Come un estratto degli Africa HiTech più narcotizzanti (quelli dell’Ep “Hitecherous”, per intenderci), “Paywall Dub” "attacca" il tessuto cerebrale con visioni di caotica e fluorescente vegetazione dalle cui foglie promana abbondante bufotenina. Con le difese immunitarie ormai prossime allo zero, il tropicale “Master Morbo” trova terreno fertile tra le sinapsi e ci si fa il nido, lasciandoci a un delirio preagonico che si spegne nella quiete autechre-iana di “Dreamerz”.

(08/02/2020)



  • Tracklist
  1. Jesterbus Ride
  2. Cacao Hip Mini
  3. Snek Bump Trick
  4. Goji Fusillade
  5. Obstrusive Spawning
  6. Dropzone
  7. Moan Fi Dem
  8. Shallow Harambola
  9. Simmia
  10. Paywall Dub
  11. Master Morbo
  12. Dreamerz
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