Un paesaggio alle prime luci del tramonto dopo una giornata di solleone, le ombre che si allungano man mano che l’orizzonte senza confini si tinge di arancione, l’eccitazione della calura che si rilassa in una dolce malinconia interiore, la bellezza del panorama che induce verso una filosofica calma dei sensi. Potrà sembrare la pubblicità di un villaggio vacanze a cinque stelle in qualche destinazione esotica appena a sud dell’equatore, ma sono proprio queste le calde e rassicuranti vibrazioni che emanano dai solchi di “Subconsciously”.
Per il suo sesto album di studio in vent’anni di attività, il dj sudafricano Black Coffee ha coniato un ritmo che suona come una perfetta fusione tra house e afrobeat, e poi l’ha circondato con lucidi riverberi elettronici che friggono come la più suadente delle trance sensoriali. Manco a dirlo, l’ascolto suona immediatamente avvolgente come un bagno in una di quelle piscine a sfioro, ma una volta stabilito l’andamento di base l’intero album si snoda più o meno tutto allo stesso modo seguendo il solito canovaccio compositivo – cambia giusto l’ospite di turno.
Certo, è impossibile non farsi irretire dal peccaminoso broncio della sirena
Sabrina Claudio, che con “SBCNCSLY” infila una cavalcata
sophisti-house capace di far innamorare anche un sasso (e quel motivo di archi in sottofondo scippato a “Pearls” di
Sade rende il tutto ancor più maestosamente struggente). Altre ospiti femmili includono l’attualmente lanciatissima
Celeste su “Ready For You” e i delicati ricami etno-jazz di “Wish You Were Here” con la voce di Msaki, ma anche una Cassie alquanto sottotono su “Time”.
Tra gli uomini, spicca il
vocalist Jinadu sulla suggestiva e misticheggiante apertura di “Lost”, mentre Una Rams e Tellaman trasformano a turno “Flava” in un sollazzante ma garbato gioco erotico. Spetta al cantautore australiano
RY X offrire una parentesi impalpabilmente onirica negli oltre sette minuti di “I’m Fallin”, pervasa da una mestizia
indie che richiama il tocco di
Four Tet e
Bonobo.
Immancabili le presenze qua e là di Guetta, Diplo e Pharrell, e addirittura di un redivivo Usher che con “LaLaLa” azzarda una tenorile marpionata delle sue. Il padrone di casa dietro ai piatti mantiene comunque le redini con navigato savoir faire e un gusto produttivo ordinato e cristallino che non stupisce ma lega assieme tutti questi ospiti con buona efficacia.
Anni fa c’erano la
downtempo più fighetta e l’acid-jazz, le compilation dell’Hotel Costes e di Montecarlo Nights, il Buddha Bar e le serate a Ibiza, oggi invece c’è Black Coffee che con “Subconsciously” produce dance radiofonica con una lieve spolverata di riferimenti africani dalla facilissima presa emotiva. Non c’era bisogno di mandare avanti l’ascolto per un’ora intera, ma lo scopo del lavoro non è tanto quello di creare un
long playing quanto piuttosto di mettere in fila una serie di tracce vocali da poter mescolare e remixare a piacimento nei prossimi dj-set in giro per il mondo – e con la gran parata di illustri ospiti internazionali qui presente, il profilo di Black Coffee sta acquistando sempre più peso all’interno dell’industria.
Non sarà niente di troppo nuovo, ma la proposta di “Subconsciously” si attesta comunque spanne sopra al fenomeno dell’Edm e dei dj milionari da chiavetta usb che suonano negli stadi e ai festival più grossi e modaioli – e contro tutta quella tamarraggine, le eleganti partiture di Black Coffee fanno comunque una discreta figura.
09/02/2021