Black Marble

Fast Idol

2021 (Sacred Bones) | synth-pop, coldwave

Sarebbe troppo frettoloso definire scolastica la formula utilizzata da Black Marble, al secolo Chris Stewart, per il suo nuovo full-length (il quarto) intitolato “Fast Idol”.
Tormento, sommesse vocalità, drum machine tintinnanti, aguzzi sintetizzatori e gustosi arpeggi di chitarra, sono le portate che compongono un menù fondato su un synth-pop d’antan, brillante di piacevole semplicità.
Drab Majesty, Wild Nothing, per sostare in era moderna, Xtc, Omd, Depeche Mode, per tornare indietro con la memoria, s’intersecano nella purezza di undici tracce impregnate di raffinata melodia, laddove il conferimento vocale di Stewart, benché pesantemente cosparso di riverbero, appare sempre così intimo da consentire l’immediata fruizione di concetti e armonie.

L’album, pubblicato dalla sempre affidabile Sacred Bones, trasuda di ethos elettronico, galvanizzato da un modus operandi al limite di un fai-da-te molto simile ai procedimenti punk. Le sonorità tentano di incanalarsi in qualcosa di futuribile che lascia spazio ai flashback (“Preoccupations”), dove riverberi coldwave e suoni eighties s'immettono in una marea crescente di incertezza, la parola d’ordine che sembra affliggere il nostro quotidiano.
Brani che si aprono con sfumature gotiche per poi iniettarsi di energia ballabile (“Somewhere") o dai ritmi minacciosi misti a liriche introspettive ("Try"), posseggono agganci insistenti più che orecchiabili e invece di attirare l’attenzione in virtù della loro vastità e audacia, entrano quasi impercettibilmente sotto pelle.
Gran parte di “Fast Idol” fa esattamente questo: un disco che è molto più della somma delle sue parti.
”Bodies” e “Royal Walls” marciano su vibrazioni ottimistiche, prima che "The Garden" segni il punto più espansivo dell'album con voci stratificate, synth e percussioni che inducono aure ipnotiche. La paradossale riflessione sull’intelligenza offerta in salsa kraut-rock da “Streetlight” va ad affiancarsi alla new wave di “Ceiling”, richiamata per illustrare con circospezione il fascinoso mondo del non detto.

“Fast Idol” svolge il compito assegnato; un prodotto che fa rimuginare sui contenuti narrati con la voglia di scovarne il significato, muovendo, al contrario, sempre più lontano dal recuperarlo a ogni costo. Ma che si trovi o meno la risposta, non si può fare a meno di godere dei paesaggi sonori che dipingono la tracklist con profondità e trame mutevoli. Questo è synth-pop filosofico.

(31/10/2021)

  • Tracklist
  1. Somewhere
  2. Bodies
  3. Royal Walls
  4. Try
  5. The Garden
  6. Say It First
  7. Streetlight
  8. Ceiling
  9. Ship To Shore
  10. Preoccupation
  11. Brighter And Bigger




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