Chris Eckman

Where The Spirit Rests

2021 (Glitterhouse) | songwriter, alt-rock

Il nome di Chris Eckman è da sempre connesso alle passate vicende artistiche dei Walkabouts, di Chris & Carla e dei Dirtmusic, ma anche al ruolo di responsabile dell’etichetta Glitterbeat (Tamikrest, Samba Toure etc.), un incarico che negli ultimi otto anni ha assorbito completamente il musicista, fino al ritorno in scena con il nuovo album “Where The Spirit Rests”.

A segnare il passare del tempo è il timbro della voce, strascicata e melmosa, meno tagliente e graffiante, una voce che funge da catalizzatore delle sette tortuose ballate dal tono confessionale, tenebroso, austero, che gravitano intorno a quel lato oscuro della musica country, eletto da artisti come Johnny Cash, Bob Dylan o Leonard Cohen.
Ipnotiche e oniriche, le canzoni scorrono come un unico corpo narrativo, tuttavia stratificato e ricco di dettagli e sfumature, che ad ogni ascolto ne rinnova la devastante poesia dai toni autunnali, desertici e introspettivi.
Con l’unica eccezione di “CTFD” le canzoni viaggiano tutte abbondantemente sopra i cinque minuti, catturando l’anima più indolente di quella terra, la Lubiana, dove il musicista di Seattle si è trasferito da quasi un ventennio, abbracciandone profondamente la cultura e l’arte: ben nota l’amicizia con lo scomparso poeta sloveno Dane Zajc.

Non è da solo Chris Eckman in questa nuova avventura: al suo fianco spiccano i nomi di Alastair McNeill (Laibach, David Toop, Roisin Murphy), Chris Cacavas (Green On Red) e della violinista Catherine Graindorge (Nick Cave, Warren Ellis), quest’ultima responsabile di uno dei contributi più preganti nella sfavillante ballata dai soffusi toni orchestrali “Cabin Fever”.
Il costante senso d’inquietudine, il canto a volte smorzato, lo svolazzare di drone-music dalla insolita natura analogica, il languore della pedal steel incrementano il tono greve e apocalittico di “Where The Spirit Rests”, a volte contrastando le ruvide e scabrose liriche di “Drinking In America”, o addirittura scavando nelle profondità della limpida malinconia di “Northern Lights”.

Sono sette canzoni che hanno il passo lento e cupo di alcune pagine di Tom Waits, la spiritualità ascetica di Van Morrison e lo struggente effetto antalgico del Bob Dylan di “Time Out Of Mind”.
In questa sequenza che si snoda come un film, la prima traccia, “Early Snow”, funge da perfetta descrizione dei luoghi naturali e di quelli dell’anima che Eckman fa viaggiare in sincrono, fino all’epico crescendo narrativo della lunga title track. Nove minuti dove trovano finalmente riposo tutte le argomentazioni, i dubbi e le illusioni, man mano resi sempre più fievoli e rilassanti, mentre un dolente tempo di valzer sfuma anticipando la pagina più introspettiva dell’album, intitolata con un acronimo “CTFD”, dietro il quale si nasconde una malattia affine alla distrofia muscolare, che diventa simbolo di quel simbolico deperimento dell’animo che Eckman sottolinea con un bisbiglio più che un canto, mettendo definitivamente in stand-by uno degli album emotivamente più ricchi degli ultimi tempi.

(26/08/2021)

  • Tracklist
  1. Early Snow
  2. This Curving Track
  3. Cabin Fever
  4. Drinking In America
  5. Northern Lights
  6. Where The Spirit Rests
  7. CTFD




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