Daite Tank (!)

Slova-parazity

2021 (autodistribuito) | abstract hip hop, folktronica

A soli sei mesi di distanza da “Cheloveko-chasy” loro album più compiuto e popolare presso il giovane pubblico metropolitano di Spotify, nell’aprile di quest’anno sono tornati i moscoviti Daite Tank (!).
Il nuovo lavoro del quintetto è un Ep dalla ‘tracklist’ del tutto peculiare: si tratta di un’unica traccia di dodici minuti, dapprima presentata consecutivamente nella sua interezza, e poi nelle otto sezioni di cui si compone, separatamente.
Questa sorta di suite contemporanea è un parto quasi esclusivo del cantante Dmitry Mozzhukhin, covato dal 2016, e realizzato tramite esteso ricorso a campionamenti (di qualsiasi cosa, posate ed elettrodomestici inclusi!) e a peculiari utilizzi di sistemi di microfonazione che potessero funzionare anche in una registrazione casalinga.
La natura fondamentalmente solistica dell'operazione è evidente dal flusso lirico, storico marchio di fabbrica della band, che qui esplode senza argini. L’intonazione non estremamente precisa del cantante, da sempre suo marchio di fabbrica espressivo, in barba ai software di vocal pitching più o meno invasivi utilizzati nelle produzioni di tutto il mondo, diventa per larghi tratti rap incalzante e incontenibile, interrotta solo qua e là da alcuni passaggi strumentali che risultano più che altro un raccordo tra le varie sezioni.

Il testo è una sorta di racconto allegorico-filosofico in musica, ambientato in un bosco popolato da animali, nel quale sono presenti quattro figure che di volta in volta si avvicendano nel racconto in prima persona: il narratore, esterno alla vicenda, il serpente, la lepre, e l’alce, più una chiosa finale che può essere interpretata come voce dell’autore stesso. In questo ipotetico ecosistema la vita scorre con la naturalezza che tipicamente la può contraddistinguere, finché la comparsa improvvisa delle parole non sconvolge l’esistenza di tutti i suoi abitanti. Lo stesso titolo della canzone, "Slova-parazity" gioca su un sagace equivoco linguistico: l'espressione significa intercalare (interposto di cui il testo fa peraltro ingente utilizzo), ma tradotta alla lettera sta per parole-parassiti. Ed è questo l'utilizzo più calzante nel contesto del brano: le parole, come parassiti, insinuandosi nel bosco ne hanno infettato le dinamiche. E così, predatori (il serpente), prede (la lepre) e animali che non sono né prede né predatori (l’alce) vedono lo spettro dei propri bisogni ampliato a un punto che prima non potevano nemmeno concepire, e le loro stesse inclinazioni biologiche sconvolte da un pensiero prima inesistente ma che dal verbo si è generato. La qualità lirica è tale da meritare la traduzione integrale del testo, collocata a fondo della recensione per chi fosse interessato a sviscerarne il contenuto.

Ad ogni modo, non si sta certo parlando di un audiolibro. Al contrario, il suono indie/post-punk che sembrava essere divenuto punto di approdo della band nel precedente disco viene qui completamente stravolto, a testimonianza di un indomito desiderio di sperimentazione, quantomeno da parte del leader. Non si fa in tempo a premere il tasto Play che attacca infatti una sinistra frase di fisarmonica (o di qualunque cosa sia stato campionato per imitarne la timbrica), leit-motiv doppiato da un basso sintetico electro su cui inizia l’erratica narrazione hip-hop, sostenuta da percussioni elettroniche o filtrata da effetti di studio. La base del primo segmento è l’aria del narratore, e verrà riproposta quattro volte, sebbene in forme differenti, tra cui spicca una combinazione synth bass/drum machine quasi electroclash. La direzione sonora intrapresa nel primo segmento non subirà più sostanziali variazioni: ci si trova innanzi a un abstract hip-hop armonicamente vicino alla tradizione folk russa/est-europea, timbricamente sospeso tra indietronica e accenni folk, quando non proprio world/etno.

Coerente sì, ma non per questo monolitica o cocciutamente reiterativa, la suite mostra in realtà una capacità produttiva e d’arrangiamento certosina, nonché una gestione delle dinamiche tale da non appesantirne mai la fruizione. Emblematiche in tal senso sono le arie degli animali, tutte gestite con il medesimo schema:

  • un avvio sinistro, scandito da riff su scale leggermente diverse rispetto a quelle delle arie del narratore, a cui segue
  • un’apertura più armoniosa e melodica, che fornisce distensione e accresce la catarsi e il pathos di volta in volta presentati nel testo, per poi
  • ritornare ad agganciarsi al tema del narratore. 

Tanto appagante quanto divertente è analizzare gli espedienti utilizzati dai Daite Tank (!) per obbedire a una struttura da loro stessi prestabilita, originale di per sé stessa e sostanzialmente unica anche nel panorama globale, dove soltanto il belga Baloji ha prodotto una simile commistione tra folk, hip-hop colto e dinamiche da musica progressive.

Slova-parazity (Parole-parassiti) 
 
Aria del narratore I
Benvenuti nel bosco più comune che ci sia:
Ci sono un po’ di aghi di pino, funghi e bacche in una certa misura e un ruscello —
Non susciterà nessun particolare interesse,
Se non per le passeggiate o altre piccole cose —
Eppure non è del tutto corretto. Infatti, qui le persone non sono ospiti abituali.
Le strade sono a malapena più o meno delineate tra le paludi.
La macchina slitta e i cespugli graffiano via la vernice come fossero chiodi.
E i cupi villeggianti tornano in fretta nel loro giardino.
Nel frattempo lì nel bosco le bestie, gli uccelli e i pesci hanno le loro regole.
Non c’è posto per alcuna anomalia nella catena alimentare.
Flora e fauna funzionano senza errori.
Per molti anni gli orsi hanno continuato a ruggire, i lupi ad ululare e via dicendo.
Nessuno si aspettava problemi, perché la parola “problema” non esisteva.
Non esisteva una lingua in sé, solo istinti.
Ma ecco che un bel giorno si verificò, apparentemente, un’assurdità
Sono comparse loro:
Le parole-parassiti…
Le parole-parassiti!
 
Aria del serpente
Sei sotto ipnosi. E non provare a muoverti. Non osare!
Non distogliere lo sguardo quando hai un serpente dinnanzi a te!
Così va meglio… Non sognarti di fuggire via, lascia perdere!
Io sono un tentatore: se mai succedesse qualcosa, ti addenterei tutto.
Sono fatto così: semino terrore e getto il bosco tutto nell’oscurità.
Dunque, il mio sibilo è un segnale convenzionale.
Ora ti prendo e ti ingoio! Sputerò solo il pelo.
Aspetta, che sto facendo? Ti sto dicendo tutto ciò ad alta voce?!
Che imbarazzo. Sono sensazioni insolite.
Bene, perché non vai a farti una passeggiata? Chiedo perdono…
Ecco, questa è la prima volta che infrango una tacita usanza,
Io stesso non mi sono accorto di aver iniziato a parlare con la preda.
Il che non poteva non ripercuotersi sulla mia caccia.
Non è consuetudine condividere i propri piani con gli avversari.
Specialmente quando si incontrano specie diverse.
Specialmente quando quelli coinvolti vengono uccisi.
E io, ingenuamente, non mi sono accorto dei cambiamenti, sebbene fossero a distanza ravvicinata,
Anche se, sempre più spesso, le vittime sentono il bisogno di chiacchierare:
«Abbi pietà! Risparmiami! Ti supplico, non farlo» —
Poco alla volta, la parola è diventata un’arma peggiore del veleno.
E io ho cercato di fingermi scaltro —
Non ci sono riuscito. Non è certo questo che mi hanno insegnato mia madre e mio padre.
Odio essere così subdolo. Disprezzo l’adulazione!
Non sono in grado di mentire. Dico le cose per come sono.
Perciò, i miei tentativi di avvicinarmi all’obiettivo
Non hanno avuto successo. Sono esposto e umiliato.
E il mio benessere è minacciato.
Ma io sono onesto e non ho la coscienza sporca.
Il cibo ottenuto tramite l’inganno, di fatto, è veleno.
Non ho il diritto di spingere innocenti alla morte.
Un colpo inferto a tradimento è una disgrazia e un oltraggio.
Ora qualunque ferita è un atto consensuale.
Per cortesia, entrate nelle mie fauci.
Non vorrei basare il mio potere sulle bugie.
Perciò chiedo con gentilezza. Chiedo con gentilezza.
È una richiesta, non un ordine.
Ehi, per esempio, tagliatevi con le mie zanne.
Sì, sono un assassino, ma non sono un ipocrita.
Quindi strangolo, come dovrebbe essere fatto. Io strangolo, come dovrebbe essere fatto.
Vi strangolo, come dovrebbe essere fatto.
 
Aria del narratore II
Insomma, come parassiti queste parole hanno letteralmente infestato tutti.
Una qualche sindrome da favola. L’intero boschetto iniziò a cambiare.
Come se una lingua comune fosse apparsa. Incredibile. Sia il riso che il peccato.
All’inizio singole parole, poi intere frasi
Piovevano da ogni dove. Rumore, baccano, trambusto!
La folla che si reca all’abbeveratoio ronza come una strada trafficata.
Un lupo sta per avere un topo come cena, ma questo
Gentilmente e in maniera carina, lo convince a cambiare idea.
E il lupo si mette a mangiare erba solo perché l’erba se ne sta zitta.
I castori iniziano a litigare mentre la diga sta perdendo.
Uno scoiattolo organizza una sommossa al grido di: "La noce è amara!"
Insomma, questa vostra lingua natia non ha portato a nulla di buono.
Ma gli animali ci hanno preso gusto. Immaginate, persino la muta carpa
Dal fondale racconta le sue barzellette sporche grazie alle bolle.
Non c’è modo di tornare indietro. La rivoluzione è iniziata.
Giudicate da voi stessi…  
 
Aria della lepre
Sono la voce del popolo, che problemi avete con me?
Una lepre paurosa, come ce ne sono tante nel circondario.
Lo stile di vita è una tipo di strada.
Nel mio caso è la strada della poesia.
Ne ho abbastanza di nascondermi tra le bardane in preda al panico,
Fuggendo nell’erba coperta di rugiada da aggressori assetati di sangue!
Alla volpe dichiaro: «Mia cara,
Ascolta questi versi…»
Da quel momento rispondo solo in rima
E riempio ogni riga di significato.
Poi leggo mentre mi arrampico su un ceppo o una cunetta.
Il destino del poeta è il mio leit-motiv.
In poche parole, scrivo poesie che parlano di poesie.
Cerco di spiegare quanto sia difficile avere talento.
Spero non abbiate perso il filo del discorso!
Ottimo, battete le mani ripetendo: "Ah!
Ma che lepre dotata! Il nostro idolo!
Abbiamo la pelle d’oca dall’entusiasmo!"
Questo pendio sarà il vostro posto a sedere…
Ma dove state andando? Sto cercando di farvi scoprire un mondo nuovo!
Su, ditemi cosa pensate di me!
La critica costruttiva è cosa necessaria.
Che insensibili che siete voi tutti, guardate solo!
E indifferenti! Ho persino i brividi lungo la schiena!
Affinché mi notiate e vi ricordiate di me,
Do via tutta la mia energia fino all’ultima goccia
Affinché l’arte si cristallizzi dal disordine.
Se non vi piace, significa che non capite!
Non vi interessano la cultura e le sue fasi!
Siete una massa indistinta! Mi fate solo ridere! 
Mah, davvero riuscirò ad ottenere la gloria
Semplicemente togliendomi la vita?
Epiteti, metafore
Qualunque animale ne ha bisogno.
Credo fermamente in ciò.
E dopo pochi giorni
Governanti e dittatori
All’improvviso prenderanno coscienza della perdita.
E voi deciderete di inaugurare un museo nella mia tana!
 
Aria del narratore III
Il tempo passa e tutti i vecchi affaccendamenti sono stati abbandonati.
Nel bosco qualcuno ha commesso un errore! E questi deve sapere
Quanto tutti quanti accorreranno al muro per lapidarlo coi piselli —
Tutto il resto doveva essere rimandato a più tardi.
Gli animali iniziarono a pensare – e questo è l’ultimo stadio
Del magico dono o della punizione divina.
Le loro buone intenzioni annegavano nel gregge rumoroso,
E i loro pensieri cupi premevano sulle loro teste come una pressa.
È venuto fuori che c’è una lacuna nella domanda sul senso della vita:
«Cosa significa giustizia? E in che senso libertà?
Che è, non ti piacciono gli alberi? Non sei forse fedele alla tua patria?»
Tutti volevano l’amore. Relazioni e matrimonio
Sono una priorità. Mentre moltiplicarsi è diventato quasi triviale.
Gli uccelli competevano l’uno con l’altro per i semi cantando.
I pesci non si facevano già più il bagno. I pesci scavavano nello sporco passato.
Questo ecosistema è perduto…
 
Aria dell’alce
Non è un piacere fare la vostra conoscenza. Io sono l’alce.
Vivevo abbastanza bene senza queste stupide chiacchiere.
Ero in armonia con me stesso, dagli zoccoli alle corna,
Girovagavo da solo, senza fare distinzioni tra amici e nemici.
Non ho più nulla da condividere con gli altri abitanti del bosco.
Più si usano le parole, meno peso esse hanno.
Cosicché il silenzio ha ancora più valore dell’oro.
Ma qui non si cerca più una scusa per entrare in contatto.
Quando la mia voce è spuntata alla pari di quella di tutti gli altri,
Ho capito che l’alce non ha proprio nulla da dire sull’argomento.
Sono un filisteo, tutto ciò che voglio è dormire e mangiare.
Ma tutti hanno deciso che se me ne sto in silenzio è perché so ascoltare.
E la cosa è esplosa! Pettegolezzi, notizie, moda, meteo…
Non c’è modo di fuggire da questa danza fastidiosa.
"Che assurdità state dicendo?! Che vi prende?!
Io non vi ho chiamati, andate via! Lasciatemi stare!
Sono sicuro che tutti voi siate individui eccellenti.
Questo non è un buon motivo per invadere la mia comfort zone!
Se solo sapeste quanto mi hanno stufato le vostre lamentele!" —
Questo è ciò che penso tra me e me, ma nella realtà
Annuisco in modo significativo ad ogni frase.
E ai loro occhi io divento immediatamente l’interlocutore perfetto.
Tutto quello che si deve fare è mai discutere con chi parla,
E questi si sentirà come un vero studioso.
Erroneamente si considererà del tutto un oratore e un genio,
Ignorando l’etichetta e la mia pazienza.
E mi sono rassegnato a non restituire calma e comfort.
Le opinioni altrui si sono radicate in me e marciscono.
Ieri ho perso l’appetito, oggi il sonno.
Ho strisciato fino alla radura, tutti hanno sospirato all’unisono.
E osservano a cosa abbia portato il mio ruolo.
Appena percettibilmente ho detto: “Ciao, come va?”
I vostri problemi non mi preoccupano.
E io soffro senza incolpare nessuno.
Maschero delicatamente l’irritazione,
Le nostre relazioni sono solo di cortesia.
Tutti hanno diritto ad essere considerati e ad avere una possibilità.
Ma le forze in gioco sono disallineate, sbilanciate!
Dove posso andare se sono prigioniero
Del vostro subdolo stato mentale…
 
Aria del narratore IV
Benvenuti nel bosco più comune che ci sia.
Ma chi prendo in giro, ovviamente è normale solo all’apparenza.
Qui è sospettosamente silenzioso. Sono le conseguenze di tutti questi miracoli.
Gli animali, folli e pelle e ossa, hanno inventato un loro alfabeto.
Ci sono lettere ovunque. Lettere, lettere, lettere.
Queste lettere sono incise con gli artigli sulla corteccia degli alberi.
È un vero spettacolo. Se vi capiterà di trovarvi, col vostro cestino di mirtilli,
In questo buco indescrivibile
Rimarrete di sasso. O almeno stupefatti.
Tuttavia, non c’è bisogno di fare allusioni, è ora di svelare l’intrigo:
Direttamente sulle macerie del grande impero del bosco
Roditori e predatori hanno scritto il loro libro.
E, una volta messi tutti i punti, sono spariti.
I tronchi sembrano, dalle radici alle cime, fogli ricoperti di scritte.
Mentre in basso giacciono le pellicce. Inutili involucri.
Gli autori hanno detto la loro e ora sono vuoti…
 
Epilogo
In principio era il verbo. E alla fine sarà il verbo.
Tutto si ripete di nuovo. La natura è aspra.
La bocca è una cicatrice sul viso causata dalla comunicazione.
In principio era il verbo, e il verbo sarà alla fine.
In principio era il verbo. E alla fine sarà il verbo.
Tutto si ripete di nuovo. La natura è aspra.
La bocca è una cicatrice sul viso causata dalla comunicazione.
In principio era il verbo, e il verbo sarà alla fine.
In principio era il verbo. E alla fine sarà il verbo.
Tutto si ripete di nuovo. La natura è aspra.
La bocca è una cicatrice sul viso causata dalla comunicazione.
In principio era il verbo, e il verbo sarà alla fine.
In principio era il verbo. E alla fine sarà il verbo.
Tutto si ripete di nuovo. La natura è aspra.
La bocca è una cicatrice sul viso causata dalla comunicazione.
In principio era il verbo, e il verbo sarà alla fine.

(22/05/2021)

  • Tracklist
  1. Слова-паразиты (Slova-parazity)
  2. Ария рассказчика I (arija rasskazchika I)
  3. Ария змея (arija zmjeja)
  4. Ария рассказчика II (arija rasskazchika II)
  5. Ария зайца (arija zajtsa)
  6. Ария рассказчика III (arija rasskazchika III)
  7. Ария лося (arija losja)
  8. Ария рассказчика IV (arija rasskazchika IV)
  9. Эпилог (epilog)




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