Greta Van Fleet

The Battle At Garden's Gate

2021 (Lava) | hard-rock

Si è così tanto parlato dei Greta Van Fleet, del loro essere derivativi e dell'album d’esordio “Anthem Of The Peaceful Army”, che per approcciarsi al nuovo “The Battle At Garden's Gate” il rischio di ripetersi è altissimo. Quindi diamo per scontata l'annosa diatriba tra chi li considera i salvatori del rock e chi qualcosa di simile a una tribute band dei Led Zeppelin o dei Rush. Nel 2018 la pressoché totalità della critica ha rapidamente bollato la formazione dei fratelli Kiszka come un mero progetto mediatico. Nel frattempo i musicisti della band hanno risposto sempre in maniera stizzita a queste accuse, ma nonostante tale atteggiamento non avevano che una possibilità, ovvero cercare di togliersi di dosso - almeno in parte - quel sound eccessivamente zeppeliano per arricchirlo con elementi più personali.

Cercando di esaminare “The Battle At Garden's Gate” nel modo più scevro da ogni possibile pregiudizio, si può dire che questo tentativo di emancipazione sia stato almeno tentato. Nonostante il suono seventies sia pressoché costante e almeno otto brani su dodici non siano molto distanti dall’esordio, sembra che qualcosa di nuovo ci sia e che questo potrebbe essere il punto di partenza per un futuro meno scontato. Quello che mi sembra un passo in avanti si può notare almeni in quattro brani, tutti comunque chiaramente derivativi, ma arricchiti da un'enfasi che rasenta quasi momenti epici.

Si parte con “Heat Above”, brano oggettivamente molto riuscito che inizia con un’intro che ricorda le tastiere di Rick Wakeman degli Yes per poi spaziare tra progressive, rock acustico e un'atmosfera epica che finora i Greta Van Fleet non avevano mai raggiunto. E' probabilmente il loro vertice e questo rende ancora più chiaro come continuare nella scelta di Josh Kiszka di cantare esattamente come Robert Plant o Geddy Lee sia un limite. Con “Broken Bells” rischierebbero la denuncia per il plagio di “Stairway To Heaven”, se non fosse che gli stessi Led Zeppelin si "ispirarono" a “Taurus” degli Spirit (a onor del vero esiste una sentenza che assolve Page dall'accusa di plagio). Ad ogni modo, per quanto la struttura sia simile sia all'inizio che nel finale, c’è una tragicità nel brano che gli conferisce una sua personalità. “Age To Machine” è una ballata hard-rock ben riuscita con un tipico finale in crescendo e un coro da stadio alla Queen, come anche il brano più lungo - gli otto minuti di “The Weight Of Dreams” - fanno sperare che la band possa avere un futuro oltre a quello di una tribute band.

Quattro brani su dodici forse sono pochi, ma è sempre meglio rispetto al 2018; per il resto è davvero facile risalire in ogni traccia ad almeno uno o due brani dei loro due numi tutelari già ampiamente citati.

(27/04/2021)

  • Tracklist
  1. Heat Above
  2. My Way, Soon
  3. Broken Bells
  4. Built By Nations
  5. Age Of Machine
  6. Tears Of Rain
  7. Stardust Chords
  8. Light My Love
  9. Caravel
  10. The Barbarians
  11. Trip The Light Fantastic
  12. The Weight Of Dreams


Greta Van Fleet su OndaRock
Recensioni

GRETA VAN FLEET

Anthem Of The Peaceful Army

(2018 - Republic Records)
Un revival anni 70 senza futuro per l’esordio della giovane band del Michigan

Greta Van Fleet on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.