Magdalena Bay

Mercurial World

2021 (Luminelle) | synthpop, house-pop

E se il miglior disco pop dell'anno (limitandoci alla sola sfera anglofona), provenisse da una coppia di nerd innamorati dell'Internet di 20-25 anni fa, con un passato da liceali proggaroli all'arrembaggio? In fondo di stranezze il mondo è pieno, e questa non sarebbe nemmeno delle più bislacche. Per quanto curiosa possa essere l'aneddotica, “Mercurial World” dei Magdalena Bay giunge a noi proprio così, il figlio d'amore di un duo che nella conversione ai ben più immediati linguaggi pop e nell'esplicitazione di un immaginario estetico sfaccettatissimo, pregno di citazioni e di icone da Windows 98, ha trovato un micidiale viatico espressivo, fatto di melodie appiccicose e una ragguardevole versatilità compositiva (riflessasi anche nei creativi video realizzati col green screen). Con un vasto armamentario di Ep e mini-mix a esplicitare un approccio curioso alla materia pop, soprattutto nel brevissimo formato, il primo full-length di Mica Tenenbaum e Matthew Lewin catalizza un'esperienza già quinquennale in un vero e proprio manifesto, con cui tramutare il loro nome in autentica sensazione. Il culto è servito.

Di che culto si tratta? Di certo non di uno che prenda i dettagli sottogamba, che non abbia premura per ogni singolo aspetto della propria arte. Con “The Beginning” e “The End” ad allacciarsi perfettamente, in un raccordo sonoro che rende l'ascolto un vero e proprio loop (fatto anche per incentivare riascolti su riascolti), “Mercurial World” è realmente un'esperienza imprevedibile, scrigno che fluttua tra i decenni e ne distilla la più pura nostalgia, senza però cadere vittima delle sue stesse intenzioni.
Le coordinate stilistiche? Incasellabili: se è vero che Grimes e i Chairlift, influenze che i due hanno spesso citato, filtrano ripetutamente nel corso dell'ascolto, è anche vero che il loro senso dell'avventura li porta a esplorare contesti ben lontani da suddette ispirazioni, talvolta pure superandole, in un meltin' pot che si dirige dove la curiosità lo porta. Già la tripletta iniziale, sorretta da collegamenti interni che lasciano scorrere i brani in una stuzzicante suite prog-pop, è indicativa delle ambizioni del duo.

Apre le danze la title track, dalle morbide scansioni electro, è overture che ben introduce al coloratissimo universo ideato dai Magdalena Bay, con il suo lieve arpeggiare di chitarra e zompettanti striature glitch a cullare vaghi ricordi d'Oriente: su tutto piroetta la voce di Tenenabum, un po' bambina un po' Ambrosia Parsley, una melodia che si fa ricordo (e non manca di citare nel mentre Madonna) prima di tirare fuori gli artigli, nei groove di cristallo di “Dawning Of The Season”, oscura sensualità che articola il minimalismo melodico di Connan Mockasin con un taglio funk alla Miami Sound Machine. È un lampo, e nel mentre i ghirigori di tastiera di Lewin già comunicano nel linguaggio della successiva “Secrets (Your Fire)”, sofisticatezza pop che si stempera in dirompenti bassi g-funk, a tracciare collegamenti tra ere e contesti del tutto difformi. Che il tutto venga speziato dal divertito approccio geek del duo, con uno dei più divertenti video dell'anno (quando basta un green-screen e tanta creatività per realizzare qualcosa di valido), rende il brano ancor più di spicco, in una scaletta che pullula di ottime melodie.

Non si abbia timore di un'apparente pecora nera quale “You Lose!”, noise-pop digitalizzato che dà due o tre lezioni di stile ai Kero Kero Bonito, c'è sempre una logica, un filo conduttore che consente a ogni brano di trovare un'adeguata posizione in scaletta. Grazie anche a una produzione che nell'aumentato budget da parte della Luminelle (l'etichetta lanciata da Chris Cantalini dei Gorilla vs. Bear) lascia vibrare ogni singola scelta di arrangiamento, ogni stilla espressiva, come se ne dipendesse l'equilibrio dell'intero insieme.
È così che il tripudio orchestrale di “Prophecy”, tutta battito felpato bristoliano e intime ascese vocali alla Hooverphonic, può seguire la fatata sarabanda psichedelica di “Hysterical Us”, il sunshine pop trasportato nel crogiolo ricombinante di Stereolab e Vanishing Twin (difficile che il ritornello non vi si pianti in testa). Ed è allo stesso modo che il complicato sound-design di “Dreamcatching” (allucinazione sintetica densa di idee con cui lanciare una quaterna di nuove girlband k-pop) si scioglie nelle articolazioni nu-city-pop di “The Beginning”, “chiusura” di grandissima efficacia con cui attaccare all'ascolto ancora, e ancora.

In mezzo alla scaletta, forse il momento che meglio definisce la maturata consapevolezza del duo, una vitalità che è sintomo di grande potenziale creativo. Propulsioni house appena velate di tristezza, una melodia che monta piano piano, un sentimento di abbandono e rimorso che trapela da ogni parola di Tenenbaum; al di sotto, Lewin che manovra l'onda che incalza, la lascia montare, ribollire con ottimo fiuto dance, prima di lasciarla deflagrare, una scarica di elettricità che si abbatte sulla melodia a 500 volt.
“Chaeri” racchiude in meno di cinque minuti l'avanzamento di una proposta che già aveva chiari i suoi riferimenti e la propria dimensione, ma a cui mancava quel quid, quella punta di penombra per deflagrare realmente. Pienamente autonomi nella loro simbiosi creativa (tanto da realizzare l'intero album durante il lockdown), i due hanno solo cominciato a rodare il proprio rotore. Chissà da quale energia si lasceranno pervadere prossimamente....

(25/10/2021)

  • Tracklist
  1. The End
  2. Mercurial World
  3. Dawning Of The Season
  4. Secrets (Your Fire)
  5. You Lose!
  6. Something For 2
  7. Chaeri
  8. Halfway
  9. Hysterical Us
  10. Prophecy
  11. Follow The Leader
  12. Domino
  13. Dreamcatching
  14. The Beginning






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