TV Priest

Uppers

2021 (Sub Pop) | post-punk

Quattro amici d'infanzia (il cantante Charlie Drinkwater, il chitarrista Alex Sprogis, il bassista e tastierista Nic Bueth e il batterista Ed Kelland) decidono di formare una band che nasce e con grande naturalezza si spegne poco dopo, per futili ragioni. La maturazione personale e la crescita tecnica dei singoli componenti porta i quattro amici a gravitare nuovamente l’uno verso l’altro, circostanza che li convince a riunirsi in sala prove e giungere, infine, a esibirsi in quello che si rivelerà un fondamentale concerto riservato solo ai propri cari.

Ora, dopo circa un anno, i TV Priest si ritrovano con un invidiabile contratto discografico sottoscritto per la leggendaria etichetta Sub Pop e, con molti riflettori puntati addosso, presentando il loro incendiario album di debutto dal titolo “Uppers”, sempre con quell’unico concerto alle spalle. È il tipo di storia che suonerebbe bene in contesti come X Factor, ma che accade raramente nel mondo della musica alternativa.
Il gruppo londinese è trainato dalla carismatica figura del frontman Charlie Drinkwater, abile nell’affrontare liriche che toccano scottanti temi politici, falso giornalismo, intime asperità, con uno stile duro e affilato, eminenti attributi che riportano alla mente l’oscuro fascino del compianto Mark E. Smith.
I TV Priest lasciano, infatti, intuire di aver ben assimilato le lezioni post-punk impartite dai cattedratici The Fall, anche se il paragone più conforme è certamente quello con gli odierni Idles. Ma laddove la band di Joe Talbot offre percezioni di sfrenata incandescenza, i TV Priest rispondono con maggiore profondità e tempra, aggiungendo peculiari e metalliche fragranze industrial che li proiettano verso schemi tecnici prossimi ai Kraftwerk e ai Wire.

“Uppers” è un album che sorprende all'istante. L’ardente sequenza dei primi quattro brani, strutturati su schemi motorik, s’infrange addosso all’ascoltatore senz’alcuna esitazione. La nodosa chitarra di “The Big Curve” è supportata da percussioni solide e costanti, le atmosfere hard wave del singolo “Press Gang” sono marcate dalle tastiere di Bueth e l’accorata aggressività di “Leg Room” gioca d’ironia sull'industria dell'intrattenimento. La scattante linea basso-batteria di “Journal Of A Plague Year”, scritta nel 2019 ed elaborata su concetti estratti da un antico testo di Daniel Dafoe, è invece un preveggente racconto di una Londra colpita dalla peste, pitturata su parvenze del disconnesso kraut-rock psichedelico tipico dei Faust.

“History Week” e “The Ref” sono eterei intermezzi strumentali dai tratti minimalisti, utili ad allentare temporaneamente la presa, ma anche a sottolineare alcune velate qualità sulle quali puntare con maggior convinzione. Si rialza il tiro con “Decoration”, chiaro brano di contestazione sulla fama spesso effimera promessa dai talent-show, confezionato tra sonorità che citano i frangenti più asimmetrici dei Bloc Party, mentre “Slideshow” ha il pregio di possedere un ritornello che incorpora alcune variabili tipiche della dance alternativa.
“Fathers And Sons” rimbomba minacciosa, con le sue angolari chitarre à-la Gang Of Four e gli intensi sintetizzatori di “This Island” aggiungono screziate venature a un’atmosfera incalzante, utilizzata per accompagnare invettive contro le recenti scelte politiche deliberate dal governo britannico.
L’afflitta “Saintless” si distacca dal resto, bruciando lentamente lungo i suoi sette minuti di durata, senza perdere d’intensità. Nel brano, Drinkwater menziona alcune dolorose esperienze occorse durante il parto della moglie; il piglio è meno claustrofobico e denota la capacità di prevedere attraenti varianti.

I TV Priest si inseriscono dunque con grande autorevolezza nell’affollata stanza della nuova ondata post-punk, e lo fanno con un esordio che sfoggia qualche arma in più rispetto ad altri (più lineari) noti esponenti. La band inglese sembra possedere le carte in regola per setacciare i propri concetti testuali e musicali e condurli a spaziare su territori più ampi e complementari.

(10/02/2021)

  • Tracklist
  1. The Big Curve
  2. Press Gang
  3. Leg Room
  4. Journal Of A Plague Year
  5. History Week
  6. Decoration
  7. Slideshow
  8. Fathers and Sons
  9. The Ref
  10. Powers Of Ten
  11. This Island
  12. Saintless




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