Trace Mountains

House Of Confusion

2021 (Lame-O) | indie-rock, folk-country

C'è un sottile filo rosso che collega le storie di molti musicisti emergenti di questi tempi, passati in pochi mesi dall'entusiasmo di avere finalmente alle spalle un'etichetta che punta forte su di loro all'incertezza di potersi rimettere nuovamente in gioco dopo un anno rimasti ai margini a causa del blocco pandemico.
Nel 2020 le cose sembravano mettersi in discesa per Dave Benton, leader del progetto Trace Mountains, dopo l'ottima accoglienza di "Lost In The Country" e il già programmato tour a sostegno del disco. Invece, non solo è rimasto a casa ma ha perso anche il lavoro che svolgeva di giorno per sbarcare il lunario.

Chiaramente il nuovo disco in studio del giovane artista americano risente di questo clima di incertezza, come espresso dall'eloquente titolo "House Of Confusion". Ciononostante risulta gradevole e rassicurante, soprattutto per il pubblico americano, con le sue atmosfere country e pop-folk che richiamano la parte più rurale del paese, così come anche per i testi, che rimandano, ad esempio, a cieli aperti e lunghe strade da percorrere nel singolo "America" o semplicemente a un uomo che scruta l'orizzonte fumando una pipa in "Seen It Coming".

Benton dice di essersi lasciato ispirare, nel comporre le canzoni, dai grandi della tradizione folk-rock americana, come Kath Bloom, Emmylou Harris e Tom Petty, eppure non è difficile scorgere influenze di artisti anagraficamente più vicini della tradizione indie. La già citata traccia di apertura "Seen It Coming" ha evidenti rimandi allo stile musicale di Andrew Bird e ti attendi a un certo punto quasi che il cantante inizi a fischiettare. Ricorda invece la delicata voce di Mike Kinsella il modo sottile con cui Benton si accosta al canto in "On My Knees", circondato da un morbido fraseggio di chitarre e dal dolce suono della marimba suonata da Ryan Jewell. Altre canzoni, come "7 Angels" e "Late", sono rivestite di quella patina di malinconia sognante che è ben nota agli appassionati degli Eels ma che caratterizza anche artisti folk emergenti come N. Kerbin e Martin West.

Appare tuttavia più interessante un confronto fra questo album e i precedenti lavori dell'artista americano. "House Of Confusion" è sicuramente un disco maturo, molto ben curato anche dal punto di vista degli arrangiamenti e della registrazione (che si avvale di alcune parti suonate dal vivo). Rispetto al precedente album, c'è un lavoro molto più approfondito di post-produzione. Sono davvero ben riusciti alcuni accorgimenti tecnici che valorizzano meglio la musica, come in "Late", dove i sintetizzatori risultano perfettamente adattati all'acustica del brano o gli arrangiamenti di chitarra in "Eyes On The Road" che contribuiscono a renderla, probabilmente, una delle canzoni più interessanti dell'album.

Lasciate ormai alle spalle le sonorità più hardcore della precedente esperienza nella band LVL UP, Benton continua ad arricchire il suo bagaglio tecnico affiancandosi a musicisti esperti che avevano partecipato anche al precedente lavoro, come l'inseparabile batterista Greg Rutkin, con cui collabora da oltre un decennio, Susannah Cutler alla voce e al mellotron e Jim Hill alle chitarre, tastiere e addirittura dietro la macchina da presa, nella veste di regista del video di "America", che ha anticipato l'uscita dell'album. Oltre a loro, la band si avvale della presenza del talentuosissimo J.R. Bohannon alla pedal steel, di Bernard Casserly al basso e di altri artisti che hanno collaborato solo in alcune tracce, come Ryan Jewell e David Grimaldi.

È nella ampliata collaborazione con i membri del gruppo che Benton mostra di essere cresciuto stilisticamente, proponendo soluzioni originali in diverse canzoni: si affida all'esperienza di Greg Drake alla batteria, assoluta protagonista in "Moon" per poi rinunciarci totalmente in "Morningstar", incentrata sul suono frastagliato delle chitarre che fanno da sfondo alla voce dolente che parla di ombre e di strade oscure. Anche nei testi spazia fra i diversi sentimenti che lo attraversano in questo periodo di confusione. Ma conclude il suo disco con la ballad "Heart Of Gold" in cui ci rassicura che il peggio è ormai passato ("But I think the hardest part/ Is over now"), confermando a chi lo ascolta quella sensazione di moderato ottimismo che traspare nella maggior parte dei brani.

In definitiva, il progetto Trace Mountains appare ormai solido e ben avviato; probabilmente Benton non ci condurrà mai con la sua musica su vette irraggiungibili, ma vale la pena seguirlo lungo il percorso che sta pian piano tracciando.

(15/11/2021)

  • Tracklist
  1. Seen It Coming
  2. If You Do
  3. On My Knees
  4. 7 Angels
  5. IDK
  6. The Moon
  7. Late
  8. America
  9. Morningstar
  10. Eyes On The Road
  11. Heart Of Gold


Trace Mountains su OndaRock
Recensioni

TRACE MOUNTAINS

Lost In The Country

(2020 - Lame-O)
L'ex-LVL UP ritorna in auge con un progetto dalle infinite sfumature indie-rock

Trace Mountains on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.