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Call To Arms & Angels

2022 (Dangervisit) | post-prog, art-rock, elettronica

Controcorrente, gli Archive lo sono sempre stati. Dagli esordi trip-hop di “Londinium” fino alle evoluzioni progressive di “Controlling Crowds” e ai giorni nostri, la loro è stata una rotta anomala ma coerente. Fedeli al loro spirito ostinato, i londinesi hanno stabilito che il loro dodicesimo ellepì in studio dovesse essere anche il tredicesimo e il quattordicesimo. Con buona pace dell’imperante moda degli album brevissimi, “Call To Arms & Angels” è, almeno nella versione vinile, un triplo.

Reduce dalla parentesi autocelebrativa di “Versions” (2020), la band si reinstrada sul sinfonismo elettronico di “The False Foundation” (2018), proponendo un flusso dilatato che si sviluppa su tutte e sei le facciate, alternando momenti soffusi ma ricchi di tensione a entusiasmanti addensamenti ritmico/melodici. A permettere la magia, oltre allo storico produttore Jérôme Devoise, anche un organico decisamente allargato che spazia dalla strumentazione rock a quella elettronica, includendo anche contrabbasso, violino, viola e ben due corni francesi. Come si confà a ogni opera di stampo progressive, l’album è un percorso fatto di costante evoluzione e virate repentine: inutile tentarne una cronaca. Basti la garanzia che lungo il tragitto abbondano sia gli episodi ambientali (mai comunque privi di dinamismo) sia pezzi da novanta electro-art-rock, capaci in pochi battiti di sprigionare la carica accumulata nell’apparente stagnazione che li ha preceduti nella tracklist.

I temi che fanno da ispirazione riflettono le crescenti tensioni nella società, dall’ovvia pandemia all’ascesa dell’estrema destra in Occidente, ma l’approccio con cui sono affrontati è come di consueto obliquo: testi ed elementi musicali sono allusivi, spesso marcati da ripetizioni al limite dell’ipnotizzante, e costruiscono inquietudine anche e soprattutto con il loro girare in tondo.
Tra gli apici di coinvolgimento emotivo, svettano l’ossessivo e super-progressivo drum’n’bass di “Numbers” e la lunga cavalcata trance-rock “The Crown”, che rilegge in chiave oscura i fasti floydiani di “One Of These Days”.
Il titolo di pezzo più lungo va tuttavia ai quattordici minuti abbondanti di “Daytime Coma”, più che mai ammaliante nel suo gradualissimo crescendo - dalle gentili ondulazioni pianistiche dell’inizio alla maestosa concitazione che si impone a metà brano. “Freedom” è invece il pezzo più inatteso del disco, e quasi un pesce fuor d’acqua per il suo carattere a suo modo luminoso e pop: un’apertura quasi r'n'b, ancora un poco ombrosa, cede il passo a un ritornello che pare arrivare dritto da un qualche perduto singolo classicheggiante tardo-Sixties (thanks Pachelbel, per l’ennesima volta).

E poi ci sono gli altri tredici pezzi, che uniti ai quattro di cui sopra formano un viaggio che è appagante vivere in un’unica tratta, ma anche gustare con le dovute interruzioni e riprese. “Call To Arms & Angels” è un album che non scombussola le carte e non porterà nuovi fan alla formazione, ma ne mostra la capacità, a 26 anni ormai dal debutto, di impossessarsi per quasi due ore del timone emotivo dei suoi ascoltatori. Si potrebbe concludere con un “non era scontato”, ma gli amanti della band in realtà sanno che sì.

(20/05/2022)

  • Tracklist
  1. Surrounded By Ghosts
  2. Mr. Daisy
  3. Fear There & Everywhere
  4. Numbers
  5. Shouting Within
  6. Daytime Coma
  7. Head Heavy
  8. Enemy
  9. Every Single Day
  10. Freedom
  11. All That I Have
  12. Flying Paint
  13. We Are The Same
  14. Alive
  15. Everything's Alright
  16. The Crown
  17. Gold




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