Verdena

America Latina

2022 (Jestrai) | alt-rock, soundtrack

La ricerca della visibilità non è mai stata un assillo per i Verdena: seminascosto fra le campagne di Albino, il trio bergamasco preferisce far perdere le proprie tracce fra un disco e l'altro, evitando presenzialismi e tour fuori dai periodi strettamente legati alla promozione. Il problema è che i loro tempi vanno sempre più diluendosi, e scomparire per sette anni oggi può diventare un clamoroso autogol. Va riconosciuto, però, che di recente sia Alberto che Luca Ferrari si son comportati in maniera meno radicale: Alberto legandosi al progetto I Hate My Village e suonando accanto ai Winstons in un giro di concerti dedicato al primo album dei Pink Floyd, Luca dando lustro all'omonimo esordio dei Dunk, pubblicato nel 2018.

Dopo sette anni, due dei quali trascorsi appesi a una pandemia, il successore di "Endkadenz" è quasi pronto: a quanto pare siamo agli ultimi ritocchi, anche se dopo il primo lockdown, durante il quale Alberto ha regalato ai propri fan un bel set acustico casalingo, sarebbero state scritte ulteriori canzoni che il trio vuole inserire in scaletta. Di materiale ne hanno sempre registrato a iosa, e quando i registi Fabio e Damiano D'Innocenzo li hanno contattati - forse riconoscendo in loro degli spiriti affini - per invitarli a scrivere la colonna sonora del lungometraggio "America Latina", uscito nelle sale italiane lo scorso gennaio e presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, i Verdena hanno letto il copione e - conquistati - hanno deciso di svuotare i cassetti.

Prove tecniche di trasmissione, per gran parte risalenti al periodo di "Wow", sono state setacciate dai fratelli D'Innocenzo, che hanno ascoltato questo materiale inedito, selezionando le tracce sulle quali lavorare. Da lì ha preso il via un rapporto di costante confronto: mentre Fabio e Damiano giravano le scene del film, indirizzavano il lavoro dei Verdena, i quali trasformavano quei demo in musiche potenti in grado di dare forza alle immagini. Ne esce un lavoro sperimentale, a metà strada fra le spore che arricchivano "Ho ucciso paranoia" dei Marlene Kuntz e le sonorizzazioni dei Giardini di Mirò, un equilibrato mix fra rumorismi intransigenti, elettricità assortite, situazionismi ambientali e melodie spiazzanti.

Quelle vecchie suite strumentali registrate a casa su un quattro piste, ideate per gran parte da Luca, diventano così la prima soundtrack firmata dai Verdena, sviluppata attorno a due temi principali, "Brazil" e "Scintillatore", disintegrati e ricomposti mille volte in maniera sempre diversa. Non ci sono parole, ma un universo creativo in grado di rafforzare il lato più anarchico della band, che torna a fregarsene di qualsiasi compromesso commerciale per badare esclusivamente al proprio spessore artistico, lasciando l'ennesima impronta indelebile perfetta per essere riconosciuti - o meglio, confermati - come faro del circuito indipendente nazionale. Concedendo vita propria alla preziosa armonia di "Lullaby", che con l'aggiunta di un paio di strofe avrebbe degnamente potuto trovar posto nella tracklist di "Wow".

(03/02/2022)

  • Tracklist
  1. Brazil (Abisso)
  2. Brazil (Bramante)
  3. Scintillatore (Carnitas)
  4. Brazil (Nottambula)
  5. Lullaby (vs. 2)
  6. Brazil (Dubbi)
  7. Scintillatore (Trista processione)
  8. Scintillatore (Bambola a gas)
  9. Stagno brado
  10. Scintillatore (Papani)
  11. Brazil (Cenicero)
  12. Scintillatore (D2)
  13. Brazil (Charogne)
  14. Brazil (Exepto)
  15. Scintillatore (Rogorifero)
  16. Brazil (ZZ)
  17. Brazil (Chitarrorista)
  18. Lullaby
  19. Scintillatore (Kurt Cobain)
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