Verdena

Volevo magia

2022 (Universal) | alt-rock

Il 31 marzo del 2020, nel bel mezzo del primo lockdown, Alberto Ferrari diffonde una propria performance casalinga, acustica e solitaria, durante la quale esegue undici canzoni in poco più di mezz'ora. E’ una delle parentesi musicali più intense di quel drammatico periodo, un’esibizione pensata per raccogliere donazioni a sostegno delle attività di Emergency nelle province di Bergamo e Brescia, falcidiate dalla pandemia. In un momento nel quale non possiamo incontrare nemmeno il vicino di casa, la presenza di Alberto in video è rassicurante, agli antipodi rispetto alla bizzarra percezione che di solito si ha di lui, del suo essere apparentemente fuori controllo. Realizziamo in pochi istanti che son trascorsi ben cinque anni dalla più recente opera dei Verdena, i due volumi di “Endkadenz”, mentre Alberto risulta così credibile da lasciar per la prima volta presagire la possibilità di una carriera solista.

 

Nulla di più lontano dalla realtà: proprio in quei giorni dichiarerà infatti che un nuovo album dei Verdena è sostanzialmente pronto, ma c’è ulteriore materiale denso di rabbia composto di recente che non potrà restar fuori. La proverbiale lentezza del gruppo, unita alla smania di perfezionismo e al fatto di possedere uno studio di proprietà dove registrare senza fretta, fanno sì che di anni ne trascorrano altri due e mezzo prima di giungere a completare “Volevo magia”, con nel mezzo giusto la colonna sonora di “America Latina”, frutto del restyling di tracce strumentali ripescate dai cassetti del “pollaio”. In tutto questo tempo si verifica una situazione inedita: il trio si dedica anche ad altro. Luca Ferrari suona la batteria nell’apprezzato esordio dei Dunk, il fratello Alberto appare finalmente spensierato, deresponsabilizzato e sorridente nel supergruppo I Hate My Village, Roberta Sammarelli pensa alla famiglia, diventando mamma per ben tre volte.

Il lockdown provoca una netta sterzata nel sound delle registrazioni, la band suona in studio con un’urgenza rara per una formazione in pista da quasi un quarto di secolo, con un’irruenza che potremmo definire pre-“Wow”, un come back verso l’epoca nella quale al centro della trattazione c’erano soprattutto le chitarre, quelle belle chitarre di Alberto.
Ma a conti fatti, dopo ripetuti ascolti, “Volevo magia” sembra essere per i Verdena il disco delle grandi occasioni sprecate. E’ un buon lavoro, senz’altro, che insiste su un suono ormai consolidato, (d)eludendo qualsiasi aspettativa circa genialate inattese, che arrivano giusto nella scorbutica e multiforme “Chaise Longue”, l’unica parentesi dallo svolgimento imprevedibile, non a caso diffusa con un paio di settimane di anticipo rispetto al resto del materiale, perfetta per generare una curiosità che si rivelerà in parte eccessiva.

“Volevo magia” è un disco di chitarre impetuose, che sferza l’ascoltatore, focalizzato in maniera forte sull’idea di riff, che lascia ottime sensazioni dal punto di vista musicale e conferma la solita grande attenzione del trio per gli aspetti melodici. I primi tre quarti sono di ottimo livello, specie negli accenti hard blues di “Paul e Linda”, scritta ed eseguita con Stones ed Elvis nel cuore, nel fuzz sparato a tutto spiano sul campo di battaglia di “Pascolare”, e soprattutto nelle due sensazionali tracce dal contenuto altamente infiammabile, “Crystal Ball” e la feroce title track, sfuriata hardcore-punk che rappresenta quanto di più duro mai registrato dai Verdena, una sorta di nuova “Isacco nucleare”, ma suonata con ancor maggiore veemenza. Si tratta di tellurica energia liberatoria, accumulata per settimane e compressa a forza in tre minuti esplosivi di grandissima tensione.
La simultanea compresenza di frangenti tanto fragorosi, concentrati nella prima parte del disco, fissa il mood e caratterizza in maniera forte l’intero lavoro, che pur è completato da brani suonati con meno foga, più morbidi e intimisti, fra i quali si distinguono “Certi magazine” e “Sui ghiacciai”.

 

La sensazione è che i tre si siano divertiti molto a incidere queste canzoni, ma “Volevo magia” non nasconde mille segreti, non è in grado di svelare chissà quale arcano, tendendo nell’ultima parte a "normalizzarsi", ripetendo soluzioni già sentite. Il vero punto debole risiede però nel capitolo testi, spesso “nascosti”, affogati sotto strati di suoni, monotematicamente incentrati su rapporti di coppia complicati, quasi sempre un "lui-che-implora-lei-che-vuole-andare-via". Ferrari ci scherza su, rivelando il processo che genera le parole contenute nelle sue canzoni, persino ricorrendo all'autoironia nel finale di “Cielo super acceso”, quando lascia allo stato primordiale l’inglese maccheronico dal quale di solito parte tutto.
Vogliamo bene a questi alieni disallineati, mai lineari, riluttanti a qualsiasi compromesso, che assicurano un’intatta integrità, merce rara di questi tempi, e per la prima volta generano un lavoro volutamente privo di instant classic, che pur funzionando a tratti dannatamente bene, regge a fatica il confronto con qualsiasi dei loro album precedenti.

(28/09/2022)

  • Tracklist
  1. Chaise Longue
  2. Paul e Linda
  3. Pascolare
  4. Certi Magazine
  5. Crystal Ball
  6. Diabolik
  7. Sui ghiacciai
  8. Volevo magia
  9. Cielo super acceso
  10. X sempre assente
  11. Paladini
  12. Sino a notte (D.I.)
  13. Nei rami


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