YUNG LEAN - Stardust

2022 (World affairs)
pop, rap

Da circa una decade il cloud rap/trillwave si è imposto sulla scena musicale, esattamente dall’uscita di “LIVE.LOVE.A$AP”, l’album di A$ap Rocky prodotto da Clams Casino. Siamo nel 2011, l’anno di “Goblin” di Tyler the Creator, tre anni dopo “Man On The Moon” di Kid Cudi (2008) e “80’s and Heartbreak” di Kanye West (2008), album che rivoluzionano il sound del rap andando a ricercare beat meno stereotipati. Nello specifico, l’operazione di Clams Casino è di rallentare per poi velocizzare la ritmica, unendo sonorità ambient e house, per poi sfociare nell’elettronica e nella pura sperimentazione, restituendo alle sottoculture uno sposalizio con la cultura di massa. In Europa e negli States, fenomeni quali SuicideBoys, Bladee, Night Lovell, ThaiBoy Digital e altri si sviluppano da questo nucleo di musiche pop ed elettroniche unite a un rappato lento, con sonorità ovattate, cloudy appunto.

 

Jonatan Leandoer Håstad, aka Yung Lean, nato nel 1996 a Minsk, e poi trasferitosi in Svezia, in questo panorama si configura come un caso a parte. Pur risentendo dell’influenza di Clams Casino, pop e hip-hop, Leoander negli anni satellita verso l’emo-rap; i Broder Daniel d’altronde rappresentano una delle sue influenze musicali più rilevanti.
Il risultato della massima anestesia e di una spiccata emotività, talvolta sfociante nella provocazione, è probabilmente il motivo del fenomeno di massa di “Kyoto” (2013), il suo primo singolo da semi-sconosciuto, che supera i confini europei e diventa una hit big on the internet. Ma Yung Lean non è soltanto il rapper swagger e dannato del Nord Europa, è anche jonatanleandoer96, il cantautore indie-folk raffinato di “Psychopath Ballads”, così com’è anche il membro del collettivo dei Sadboys di Stoccolma, detto anche Drain Gang (Bladee, Ecco2k, Thaiboy digital).
La complessità del fenomeno si tinge di note nere esistenziali: un ricovero psichiatrico, la morte del manager. Un periodo che dà seguito ai suoi album più oscuri, “Warlord” (2016) e il successivo, poco riuscito “Stranger” (2017). La produzione di Yung Lean non subisce arresti sino al 2020, anno di “Starz”. L’album riceve critiche contrastanti, i singoli “Violence” e “Boylyfe In The UE” sono tracce di spessore, ma nell’insieme l’album appare a tratti ridondante, come una spirale di suoni ripetitivi e cristallizati.

In “Stardust”, un mixtape che ripropone, in parte, i cliché di “Starz”, interviene una deviazione a tratti salvifica verso il pop. A sottolinearlo il singolo “Bliss” – accompagnato da un video à-la Harmony Korine, dove FKA Twigs riporta alla vita l’evanescente Yung Lean – su una base che campiona il giro di basso del brano “Na Zare” degli Alyans, traccia ammiccante nei suoni e nei testi, radicalmente diversa dallo stile low e da acid trip che contraddistingue il sound dell’artista. “Stardust” porta all’estremo tutte le contraddizioni di Lean con un tentativo di diversificazione stilistica, attraverso l’intervento di Skrillex in due tracce, “Summertime Blood” (dove compaiono anche gli storici collaboratori e amici Ecco2k e Bladee) e “Lips”. Ritroviamo anche il rapper svedese Ant Wan in “Paradise Lost”, Thaiboy Digital in “Strarz2therainbow”.

Yung Lean dimostra di non avere alcuna intenzione di stagnarsi nel suo mood solito, anzi, rilancia. Nella notevole “All The Things” riesce a oltrepassare quella cortina di citazionismo e dannatismo, inserendo un frammento melodico strumentale che si dissocia dal magma da acid-trip che contraddistingue il suo stile. In “Trip”, secondo singolo, incontra persino la leggerezza della canzonetta estiva. “Nobody Else” rimanda a “Love Lockdown” di Kanye West, ripercorrendone l’autoesaltazione mista ad autodistruzione:

Born guilty, stay shameless
I look like a medieval painting
Hold up the belt like the world’s greatest
I’m not made for being famous

Il conflitto con la notorietà e con l’immagine di sé si sublima in “Letting It All Go” (“Nothing wrong and nothing’s right, I keep travelling through time, I keep travelling through the night”) con note di languore e distacco edonistico (“Time to love, time to pretend dirty pills and orchid scents”,) ma è in “Paradise Lost” che l’accettazione risulta completa (“Cartiers on, I’m a superstar, on narcotics, supercharged”), traccia che ricorda “Violence”, uno dei pezzi migliori di Starz.

“Stardust” più che un mixtape è la scia dorata dell’opera che lo precede, un passo in avanti dell’enfant prodige del rap sperimentale europeo, con i suoi loop depressivi, l’ormai inconfondibile rap slowed e un’enorme capacità di coinvolgere l’ascoltatore nel suo mondo, attraverso le inconfondibili lyrics.
La hit “Bliss” è un manifesto di poetica: l’amore è spesso non corrisposto, il mondo è permeato di tristezza e di piacere, la chiave della beatitudine è una camera d’albergo, vincendo l’incomunicabilità in un presente sempre più terrorizzante: “Like a game you can’t escape”. I suoni e le parole hanno la stessa sostanza, sono spirito derealizzato nel macchinico. You’re listening to Yung Lean.

06/07/2022

Tracklist

  1. Bliss
  2. Trip
  3. Gold
  4. Starz2theRainbow
  5. All the things
  6. Lips
  7. Paradise Lost
  8. SummerTime Blood
  9. Nobody else
  10. Waterfall
  11. Letting it all go
  12. Visions (Outro)

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