KERALA DUST - Violet Drive

2023 (Pias)
art-pop, downtempo, sophisti-pop

Somewhere in Europe. Si parla ancora troppo poco dei Kerala Dust, trio londinese diviso tra elettronica, pop e venature rock, difficile da incasellare, formato da Edmund Kenny, voce ed elettronica, il tastierista Harvey Grant e il chitarrista Lawrence Howarth. Se il loro breve debutto “Light, West” illustrava un panorama sonoro prevalentemente techno, corredato di sfumature blueseggianti e psych-rock, “Violet Drive” sceglie di puntare su trame downtempo e pop sofisticato, imbarcandosi in un lungo viaggio notturno fuori dal tempo e dallo spazio, illuminato dai soli fari delle auto e dal fuoco raffigurato sulla sua copertina.

 

L’opera si presenta come una colonna sonora organica, sfruttando un approccio cinematico ed evocativo che rimanda ad altri protagonisti di casa Pias, ovvero i Balthazar (e il side-project Warhaus, a cura di Maarten Devoldere), e in particolare alla loro ultima produzione, che include “Fever” e “Sand”, rispettivamente l’album più “ballerino” del progetto belga e quello maggiormente divisivo per critica e fan. Appaiono ancora dettagli blues di casa Tom Waits, a cui se ne accodano altri quasi folk in direzione PJ Harvey, e una buona quota kraut-rock, favorita probabilmente anche dal nuovo domicilio berlinese della band, oltre a seduzioni new wave e chamber-pop à-la Destroyer.

Il percorso si apre sull’impronta balthazariana conferita dall’efficace e ammaliante “Moonbeam, Midnight, Howl”, a cui fa seguito il brano manifesto “Violet Drive”, saturo di suggestioni della kosmische musik di Can e Neu!. Le rullate di “Shake” fungono da intro per l’ipnotica e sinuosa “Red Light”, altra traccia di punta dell’album, caratterizzata da bei giri di chitarra e passaggi di elettronica. Di rilievo è anche la successiva “Pulse VI”, esperimento che prende le mosse da reminiscenze kraut, virando verso arie più danzerecce di matrice deep house.

Tornano le atmosfere sophisti-pop dal sottotono bluesy in “Jacob’s Gun”, cedendo successivamente il posto agli esotismi, ai tamburi e agli ottimi guizzi elettrici di “Salt”. I passi sghembi e le screziature electro di “Still There” si agganciano ai luccichii della minimale “Nuove variazioni di una stanza”, spostandosi verso le arie jazzate e i fraseggi della leggerissima “Future Visions”, che oscilla tra “Moon Safari” degli Air e frammenti trip-hop di rimando a “Dummy” dei Portishead.

 

Le derive sintetiche di CanFaust spiccano in “Engels’ Machine”, lasciando scorrere i titoli di coda sull’incedere dreamy e trionfale di “Fine della scena”. La proposta in forma di soundtrack fa sì che “Violet Drive” sfoci a tratti in qualche lungaggine eccessiva nella seconda parte, appesantendone l’ascolto generale, il che è un vero peccato perché l’ambiziosa opera dei Kerala Dust trabocca di spunti interessanti. Un progetto di ampio respiro in termini di influenze geografiche (e) musicali da tenere sott’occhio, in attesa di un terzo capitolo che con un minimo di equilibrio in più potrebbe dare soddisfazioni notevoli.

19/04/2023

Tracklist

  1. 1. Moonbeam, Midnight, Howl
  2. 2. Violet Drive
  3. 3. Shake
  4. 4. Red Light
  5. 5. Pulse VI
  6. 6. Jacob’s Gun
  7. 7. Salt
  8. 8. Still There
  9. 9. Nuove Variazioni Di Una Stanza
  10. 10. Future Visions
  11. 11. Engels’ Machine
  12. 12. Fine Della Scena