Il sacro fuoco irlandese continua ad ardere. Dai Girl Band (ora Gilla Band) in poi, negli ultimi dieci anni Dublino è stata tutto un rifiorire di una scena che si era un pochino assopita, scena che oggi prolunga la propria virtuosa scia svelando un nuovo progetto dal nome misterioso. Siamo dalle parti di un (post)-punk robusto e dissonante, che ingloba elementi no-wave, noise e industrial. Il carico ironico al femminile delle Bikini Kill sovrapposto all’approccio tribale delle Slits, ma solo dopo aver mandato a memoria tutte le lezioni impartite dai Sonic Youth. Punto nodale sono i temi trattati nei testi, espressamente incentrati su queerness, femminismo e autodeterminazione sessuale, con attacchi senza filtri nei confronti di sessismo, misoginia e della cosiddetta “rape culture”.
In realtà i M(h)aol (mi segnalano che andrebbe pronunciato “male”) non sono una formazione di primissimo pelo: in pista dal 2014, l’anno successivo piazzano il primo singolo, “Clementine”, segue un periodo di stand-by che si protrae fino al 2020, quando riscatta la scintilla che conduce prima all’Ep “Gender Studies” e ora alle dieci tracce dal taglio politico che compongono “Attachment Styles”, il primo album.
Sin dall’iniziale “Asking For It”, il loro inno generazionale che racconta le conseguenze di una violenza sessuale, “Attachment Styles” ha tutte le sembianze di un prodotto partorito nella New York a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, e invece arriva dalla “green isle” del nuovo millennio. Ruvidi e diretti nella doppietta “Bored Of Men”/ “No One Ever Talks To Us”, i M(h)aol sbandierano con orgoglio il proprio pensiero nello spoken word di “Bisexual Anxiety”, tutti titoli assolutamente eloquenti.
“Attachment Styles” è una bomba a orologeria sempre sul punto di esplodere, una seduta terapeutica compiuta per mezzo di canzoni disturbate, cantate o declamate con rabbia e trasporto dalla voce di Róisín Nic Ghearailt. Ma ora smascheriamo i misteri: il nome del gruppo si ispira alla leggendaria pirata rivoluzionaria irlandese del XVI secolo Gràinne Mhaol, che riuscì a guadagnarsi il soprannome di “Pirate Queen”, tuttora considerata come uno degli ultimi leader locali a difendere le coste dal predominio inglese, motivo per il quale divenne un’icona del femminismo. Un singolo pubblicato dai M(h)aol nel 2020, “Laundries”, parla delle “Case Magdalene”, istituti punitivi dove fino al 1996 in Irlanda venivano segregate le ragazze (si stima oltre trentamila in un secolo e mezzo, ma non esistono statistiche davvero attendibili) ritenute “immorali” per via della condotta in contrasto con i pregiudizi dell’epoca.
Parte dei proventi derivanti dalle vendite del singolo “Asking For It” sono stati devoluti alla Women’s Aid Ireland, un ente di beneficenza che intende porre fine alla violenza domestica contro donne e bambini. E’ soltanto l’ennesima iniziativa a sfondo sociale compiuta dai M(h)aol, perché la musica non sia mai soltanto disimpegno.
19/07/2023