SLOW PULP - Yard

2023 (Anti)
dream-pop, folk-pop, shoegaze

Frutto della tenacia della cantante e leader Emily Massey e del forte legame d’amicizia con il resto della band – Alexander Leeds, Henry Stoehr e Teddy Mathews – l’esordio degli Slow Pulp (“Moveys” 2020) ha aperto una breccia nel panorama alternative rock, e trova ulteriore suggello con la pubblicazione del nuovo progetto “Yard”.

Messa in moto, dopo varie avversità, la peculiare e stimolante miscela di country, shoegaze e dream-pop, i quattro musicisti si sono spostati dal Wisconsin all’Illinois, e il risultato è un set di dieci canzoni che rende finalmente merito alle potenzialità della band, coniugando scrittura e sound con un’alchemica inventiva che a qualcuno ricorderà gli Alvvays e ad altri le Breeders. Niente paura, i due riferimenti appena accennati sono solo un indirizzo per istradare l’ascoltatore, “Yard” è non solo un album egregio, ma anche un energico manifesto di originalità e personalità artistica. Una più intensa duttilità delle composizioni e un piacevole equilibrio tra bedroom-pop e guitar-pop anni 90 preserva l’album da inutili divagazioni creative, offrendo un insieme tanto godibile quanto mordace.

Il singolo “Doubt” ha tutte le carte in regole per entrare in una lista delle migliori canzoni pop-rock dell’anno: un brano intelligentemente brioso da guadagnarsi senza sforzo il repeat automatico. Gli Slow Pulp non sono però una band one-off, il magnetico midtempo del romanticismo in chiave shoegaze di “Slugs” è un altro episodio destinato a lasciare un segno nel pur affollato panorama pop-rock americano, ed è ulteriormente convincente l’approccio quasi minimalista e aspro della title track, dove unico supporto alla voce è il ciclico suono del piano.
Calda e avvolgente, la voce di Emily Massey è il vero collante delle dieci canzoni: non solo cattura l’attenzione già dalle prime note dell’album (“Gone 2”), ma promette contenuti altrettanto interessanti e coinvolgenti passando dalle atmosfere quasi grunge di “Worm” al pop-punk di “MUD” senza perdere colpi, e stravolge l’ascoltatore quando si divide in due tonalità diverse per la potente e graffiante “Cramps”, in cui la protagonista è in preda a uno sdoppiamento di personalità.

Anche quando riaffiorano le delicate atmosfere dream-folk del primo album, la musica degli Slow Pulp convince e affascina con egual grinta: l’ottima “Broadview” non solo apre le porte a una languida pedal steel e al suono magico dell’armonica, ma offre anche una delle melodie più convincenti. Sulla stessa riga si muovono anche la più pop e cristallina “Carina Phone 1000” (un potenziale singolo in chiave eighties) e la riflessiva “Fishes”, in cui riaffiora il pregevole fingerpicking che avevamo apprezzato nelle note introduttive dell’esordio (nel brano “New Horses”), un brano che sembra chiudere un cerchio per dare spazio a novità future.

Con “Yard”, gli Slow Pulp entrano con forza tra le band da tenere d’occhio per il futuro; nel frattempo, queste dieci canzoni offrono uno dei modi migliori per impegnare 30 minuti del vostro tempo: non lasciatevelo sfuggire anche se non siete proprio fan del genere.

09/12/2023

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