Fanculo all’idea che si è fatta di noi la collettività
Su come ci dovremmo comportare a questa età
E se non lo capiscono, fanculo pure ai fan
Ventuno anni dopo “Italiano medio” (2003), il duo milanese degli Articolo 31 torna al formato album, dopo essere già passato da Sanremo 2023, dove si è classificato sedicesimo con “Un bel viaggio”. Nel frattempo è successo di tutto nell’hip-hop italiano in generale e nel pop-rap più in particolare: la generazione dei Novanta ha lasciato il posto a quella della rinascita degli anni Zero, guidata a livello mainstream da nomi come Club Dogo e Fabri Fibra, poi ormai dieci anni fa la trap ha stravolto di nuovo la scena nostrana e Sfera Ebbasta, Ghali e tantissimi altri hanno raccolto un numero di ascolti inimmaginabili per i rapper di fine secolo.
Quale che sia il giudizio su come si è sviluppato l’hip-hop italiano in oltre trent’anni, si è palesata nel 2024 un’ideale chiusura di un cerchio, forse persino la fine del paradigma dominante pop-trap, attraverso il ritorno dei Club Dogo e, ora, degli Articolo 31. Con questo doppio comeback la scena milanese si autocelebra a posteriori della storicizzazione dei percorsi artistici, pur molto diversi, di due dei suoi gruppi più famosi e, per motivi differenti, influenti: se “Club Dogo” (2024) è sin dal titolo autocelebrativo e rinuncia a ogni nuovo messaggio e sound, perché il suo motivo d’esistere è proprio quello di essere una conferma di se stessi e del proprio stile, J-Ax e Dj Jad devono, furbescamente, esplicitare la loro influenza sul presente e il passato prossimo del nostro rap.
“Protomaranza”, in pieno stile J-Ax, è però più un titolo provocatorio che una chiave di lettura della carriera del duo, diventato nel corso dei Novanta una superpotenza commerciale del pop-rap paragonabile solo ai Sottotono (peraltro, tornati anche loro). Gli Articolo 31 gigioneggiano quando suggeriscono un ruolo da outsider, da “re degli ignoranti” di celentaniana memoria, perché in realtà sono sempre stati pronti ad assecondare un pubblico nutrito e trasversale, conquistato più dall’istrionismo di J-Ax che dalla piegatura nazional-popolare delle produzioni di Dj Jad.
Il ritorno sul boom-bap con “(Intro)Spettivi” è quasi una prima volta e “Peyote” (con Fabri Fibra e Rocco Hunt) riprende da vicino i successi estivi con l’ex-BFF Fedez. Sono pezzi che funzionano, perché quando J-Ax ha qualcosa da raccontare sa sempre come arrivare al suo pubblico, che sia in un pezzo più intimista, come il primo, o apparentemente più leggero, come il secondo (in realtà, sulle dipendenze).
La collaborazione con i due Club Dogo, presi separatamente in “Come godo” (feat. Jake La Furia) e “Nel drink” (feat. Guè), serve soprattutto a svecchiare i titolari ad uso di un target di giovanissimi: meglio quando si punta alla tamarrata come nel primo brano, più di quando si prova a commuovere virando al sentimentale.
Se Tedua non aiuta la già debole “Scusi maestra”, un rant adolescenziale fuori tempo e fuori posto, e Neffa in “Contrabbando” contribuisce a un pop in levare dimenticabilissimo, non può far molto l’intervento di Pinguini sempre meno nucleari e sempre più bolliti in “Non finisce mai (la scuola)”.
Meglio divertirsi senza prendersi sul serio, come la bischerata disco-funk di “Non ho voglia (Disco party)”, l’autocelebrazione da Backstreet Boys di “Classico” o, ancora meglio, quando tolgono la ruggine dal pop-punk finto-ribelle virato surf-rock con “Libertario surf”, uno spasso da ballare senza ascoltare troppo il testo.
Basta non esagerare con il demenziale (“Vaffanculo papà”) o tentare di farne un messaggio generazionale o addirittura intergenerazionale (“La fiera del cringe” con i La Sad; “Contadino”) e piuttosto lanciarsi in una parodia di un banger come “Rarra”.
Se l’ascolto integrale, sempre più in disuso, è quindi da consigliare ai completisti, qualche brano da mettere nell’ormai necessaria playlist estiva si può anche trovare.
20/05/2024