Dopo il monumentale “Music For Animals” del 2022 (quadruplo vinile con circa tre ore di musica elettronica), Nils Frahm torna con un nuovo disco di piano solo come spesso era accaduto nella sua carriera e come di recente aveva fatto con “Empty” (2020) e “Graz” (2021). “Day” ci propone un Frahm decisamente a suo agio col pianoforte, capace di ottenere sonorità flebili ma confidenziali con l’ascoltatore che ormai conosce bene il suo mood sonoro.
A volte romantico, a volte disincantato, sempre intimista, il piano di Frahm avvolge l’ambiente circostante con l’alternanza tra silenzi e note, senza mai cercare una melodia facile, ma facendo vagare nello spazio un lento fiume di note in sospensione (“Tuesday”). Quando una vaga idea melodica c’è (“Butter Notes”) sembra sfuggire via fugacemente come per diventare intangibile, confondendosi con l’ambiente circostante (il cane che abbaia in lontananza), quasi come se questa fosse un elemento come un altro del paesaggio.
La cosa è ancora più evidente in “Changes”, flebile come una brezza marina, in cui ogni appiglio per l’ascoltatore viene puntualmente evitato non appena questo sembri a portata di mano. “Towards Zero” è il momento di legame più stretto col pianista del ‘900, simile al proto-minimalismo di John Cage inteso come lunga serie di note lentamente equidistanti tra loro come un flusso costante e inesorabile.
Non una novità nella carriera di Nils Frahm, “Day” arricchisce la sua versatile biblioteca sonora con un nuovo tassello che contribuisce, insieme a tanti altri, a tenere insieme una carriera unica.
19/03/2024
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