La tensione è costante nel nuovo album del producer livornese Andrea Natale aka Anna Funk Damage, artista tra i più apprezzati all’interno della scuderia Raw Culture. Una tensione che corrisponde a una fuga senza destinazione, nella quale si rincorrono sentimenti di alienazione, rassegnazione e spaesamento. Il ringraziamento specifico per nomi del calibro di Ian Curtis, Swans e Dead Kennedys può solo accompagnare, anche perché “Tarantola” altro non è che un’esperienza nella quale il nichilismo dei giorni nostri viene filtrato attraverso una rabbia (ormai repressa) trasformata in puro mal di vivere.
Se con il post-industrial di “Vivere distaccati” sembra di ascoltare dei Godflesh in versione scarnificata, con le deliranti ossessioni di “Trasmissione” comincia a filtrare una certa inquietudine che presto dilaga nel miglior brano del disco, “Decadente”, una nera liturgia pregna di dolore e putrefazione. Riflessioni amare e sconsolate che ritroviamo nella danza caustica di “Non passerò a trovarti”, una straniante perla incastonata tra due composizioni strumentali, dove tra sperimentazioni ambient (“Ho paura”) e soluzioni più abrasive (la title track) Andrea Natale cerca in tutti i modi di privarci del respiro.
Girando il lato del vinile, c’è molto Alan Vega nella nevrosi no wave di “Chiang Mai”, ma si avverte soprattutto uno strisciante terrore quotidiano nelle successive “Nelle Vene” e “Lavoro troppo” (“corro per niente sei giorni su sette, la vita si fa triste”), una lotta contro il tempo immersa nel cuore di un tormentato esistenzialismo.
C’è poco da brindare anche tra le note conclusive di “Festa di compleanno”, un titolo programmatico che suona come la celebrazione di una nascita-funerale dove ogni elemento si annulla.
Quando su “Tarantola” cala il sipario, pur con un prezzo emotivo da pagare, riusciamo a cogliere un significato profondo dietro queste dieci cicatrici. Perché siamo al cospetto di un disco che resta, mentre attorno a noi tutto si dissolve.
06/11/2025