GWENIFER RAYMOND - Last Night I Heard The Dog Star Bark

2025 (We are busy bodies)
instrumental, primitive folk

Sono molteplici le ragioni per elogiare il talento di Gwenifer Raymond. La prima è racchiusa nel coraggio e nell’ostinazione della musicista gallese nel voler continuare la tradizione degli album puramente strumentali, compito ancor più arduo se lo strumento è la chitarra acustica e la materia prima è il folk, anzi la tradizione primitive folk. Tuttavia, non c’è nulla di convenzionale nel suo nuovo progetto.

“Last Night I Heard The Dogstar Bark” è il terzo disco della chitarrista gallese, il primo per l’etichetta We Are Busy Bodies, affascinante seguito di due album licenziati dalla Tompkins Square, una raccolta di dieci brani folk dove tecnica e arte della composizione viaggiano in sincrono con risultati sorprendenti e originali.

Talento e buon gusto sono evidenti già dal primo brano “Banjo Players Of Aleph One”: un ronzio apre le ostilità, chitarra acustica e banjo si adagiano sulla delicata melodia con toni solenni e quasi cosmici, svelando la passione dell’artista gallese per la fantascienza e l’occulto. Non sorprende, dunque, che irrequieti accordi di fingerpicking alterino e amplifichino il fronte armonico e ritmico delle tracce a seguire, “Jack Parsons Blues” e “Champion Ivy”.

In questo energico flusso di accordi di chitarre acustiche, Raymond trova spazio per esternare ammirazione per scienziati visionari e occultisti, mettendo insieme i propri studi di astrofisica e la passione per Philip K. Dick e Ray Bradbury. Il tono oscuro e greve che anima pagine come “Bliws Afon Tâf” e l’ancora più tetra “Bonfire Of The Billionaires” muta ulteriormente le direttive stilistiche di un album che riscrive con toni decisi e frenetici i canoni della tradizione.

La definitiva metamorfosi accade nella lunga title track, lenta e solenne nel suo incedere cosmic-blues, fiorente nel suo approccio armonico essenziale che man mano cresce e divampa fino a coinvolgere il suono della chitarra elettrica, restando in sospeso tra realtà e immaginazione, tra riverberi e silenzi che si alternano con sapienti richiami a scenari virtuali.

Il resto dell’album non tradisce l’estetica e l’etica dello stile chitarristico di Gwenifer Raymond, tra placide escursioni countrywestern che restano prigioniere del fango e dell’oscurità della notte (“One Day You’ll Lie Here But Everything Will Have Changed”), brani che omaggiano la cultura gallese con una suggestiva dedica alla Dea (“Dreams Of Rhiannon’s Birds”) e un puro esercizio tecnico e di stile che invita alla danza (“Cattywomp”).

Impossibile non apprezzare il tono meno descrittivo e limpido che sovverte l’approccio tecnico di John Fahey e Robbie Basho, per una più meticolosa e complessa struttura dai toni vorticosi e imprevedibili (“Bleak Night In Rabbit’s Wood”).

Le atmosfere a volte quasi ostili e musicalmente inebrianti di “Last Night I Heard The Dogstar Bark” fluttuano tra eccitazione e turbamento, regalandoci una delle opere folk più intense dell’anno.

15/09/2025

Tracklist

  1. 1. Banjo Players Of Aleph One
  2. 2. Jack Parsons Blues
  3. 3. Champion Ivy
  4. 4. Bliws Afon Tâf
  5. 5. Bonfire Of The Billionaires
  6. 6. Dreams Of Rhiannon's Birds
  7. 7. Last Night I Heard The Dogstar Bark
  8. 8. Cattywomp
  9. 9. Bleak Night In Rabbit's Wood
  10. 10. One Day You’ll Lie Here But Everything Will Have Changed

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