MUMFORD & SONS - Rushmere

2025 (Island records)
country, folk

Con il loro quinto album in studio, “Rushmere”, i Mumford & Sons mirano a un deciso ritorno alle origini. Lo fanno fin dal titolo: “Rushmere” è infatti il nome di un laghetto sito nell’area verde di Wimbledon Common, a sud di Londra, dove secondo il mito – adeguatamente pubblicizzato in occasione della release – la band venne “concepita” e prese forma per la prima volta, nel lontano 2007.

Da allora sono successe un po’ di cose: la popolarità mondiale dei Mumford & Sons con una serie di dischi indie folk molto amati dalla generazione millennial, per esempio; ma anche l’uscita dal gruppo di Winston Marshall, chitarrista e banjoista, avvicinatosi a certe posizioni della destra conservatrice nel 2021 e andatosene dalla formazione per poter adeguatamente esercitare la sua “libertà di espressione”.

Oggi, a sette anni dall’ultimo album, “Delta” (2018), e dopo una prima uscita da solista di Marcus Mumford nel 2022, la band torna come trio e lo fa non solo riscoprendo le proprie origini ma anche nel segno della tradizione. “Rushmere”, infatti, riesuma i più classici suoni folk e country, con poco rock e praticamente niente di indie.

Purtroppo, il risultato nel complesso è ampiamente deludente: funzionano la voce sempre possente di Mumford, specie se armonizzata con i colleghi in stile Fleet Foxes, e le atmosfere sono certamente nostalgiche e malinconiche. Ma quasi nessuna delle canzoni funziona, perché l’intera tracklist è intrisa di un mood languido-acustico davvero poco coinvolgente.

Nonostante il coinvolgimento dell’esperto produttore Dave Cobb (Chris Stapleton, Sturgill Simpson, Jason Isbell), di due moderne cantautrici country quali Natalie Hemby e Caitlyn Smith, più Justin Hayward-Young dei Vaccines e il mega-produttore Greg Kurstin in un paio di tracce, “Rushmere” risulta vuoto, spento e derivativo.

L’unico pezzo veramente interessante e intrigante, con un’atmosfera decisa e un accento rock ben più marcato è “Truth” – anche se, a dire il vero, suona più come una canzone di Orville Peck, ma va benissimo così. Il resto risponde a una canonica formula country-folk acustica, come si diceva, che nei due generi o nel loro connubio non riscopre nulla che non sia stato fatto già dagli albori, dal 1969 o giù di lì insomma, diciamo dai tempi di Gram Parsons.

Mentre, quindi, l’emotività e il sentimento in queste canzoni emergono appieno e non c’è dubbio che qualche fan del country potrà apprezzare questo disco per lo stile che propone, sembra che in quanto progetto “indie” i Mumford & Sons abbiano però perso la strada, o si siano dati una “pausa” per concentrarsi su una variante molto più tradizionale del loro repertorio. Il che va benissimo per il percorso di una band; ma speriamo che si tratti di una (nuova) partenza e non di un arrivo.

31/03/2025

Tracklist

  1. 1. Malibu
  2. 2. Caroline
  3. 3. Rushmere
  4. 4. Monochrome
  5. 5. Truth
  6. 6. Where It Belongs
  7. 7. Anchor
  8. 8. Surrender
  9. 9. Blood on the Page
  10. 10. Carry On

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