Erano quattordici anni che i Sandwell District non pronunciavano verbo. Un lungo silenzio attraversato da fratture, tra attriti interni e la prematura scomparsa, nel 2024, di Silent Servant, alias di Juan Mendez, stroncato da un’overdose accidentale di fentanyl. L’eco del collettivo ne aveva rivelato le sfumature più alienate e oppressive, in un percorso affine a quello che avrebbero potuto intraprendere Joy Division e Bauhaus, se avessero declinato la loro cifra attraverso la pulsazione del quattro-quarti. Il ritorno prende forma in un rito elettronico segnato da tormenti futuristici e da una cassa dritta affilata e monastica.
A dare forma al collettivo, Karl O’Connor (Regis) e David Sumner (Function), artefici del Birmingham sound, l’oscuro sottobosco nato dalla fusione tra techno, post-punk e Ebm. Ma il disco è un’opera a sei mani allargate: Rrose, Mønic, Rivet e Sarah Wreath portano ciascuno una propria traiettoria, ampliando uno spettro sonoro che, pur nella sua coerenza, non smette mai di sorprendere. E se nei lavori precedenti dominava una cupezza febbrile, qui un tribalismo degli abissi si snoda in droni raggelanti.
L’album è il capitolo inaspettato: il crocevia tra la fine, la scomparsa di Mendez e una nuova origine, la riconciliazione tra Regis e Function. Il viaggio si dipana tra banger decostruiti in brutalismo acid e scenari uptempo che sfumano in suggestioni primordiali: “Least Travelled” porta la chitarra di Sarah Kranz su una bassline profonda che evoca il disagio di percorrere un vicolo buio, “Citrinitas Acid” abbina la 303 a esistenzialismi electro in un crescendo a bassa fedeltà fino all’oblio. “Dreaming” vive tra percussioni e voci spettrali, “Will You Be Safe?” scandisce lunghi fraseggi su onde di accordi sospese tra tensione ritmica e fuoco rituale.
“Restless” sembra un outtake dal catalogo Downwards, l’etichetta che O’Connor e Sumner contribuirono a definire nei Novanta, mentre “Self-Initiate” trasfigura “Immolare”, l’opener del secondo album, in una rinnovata alleanza di inquietudini. Chiude “The Silent Servant”: sotto i sintetizzatori orchestrali, il rumore bianco scorre come raffiche di vento in un giorno coperto. L’ultimo saluto all’amico fraterno, in un atto di memoria e gratitudine. “End Beginnings” è così l’elaborazione di un lutto e un nuovo inizio.
01/04/2025