Sono passati dieci anni dal mastodontico "Sleep" (2015), Lp di otto ore diviso in trentuno composizioni di circa venti minuti ciascuna, a loro volta strutturate in più parti per un totale di duecentodue brani. Se "Sleep" era stato concepito come musica da ascoltare durante il sonno o per evocarlo (da qui la durata di otto ore) e il successivo "SLEEP: Tranquility Base" (2023) voleva essere una sua versione iper-minimale, il nuovo "Sleep Circle" rappresenta una sintesi: un distillato racchiuso nella durata di un ciclo Rem (circa novanta minuti).
Esperimento quindi meno radicale del precedente e più fruibile per il pubblico sempre più vasto che segue il compositore tedesco, "Sleep Circle" riprende lo stile ben riconoscibile di Max Richter risultando per certi versi una sintesi di un'idea di musica che è pura atmosfera, realizzata da lente ripetizioni che creano in ogni composizione lo stesso effetto ipnotico. Questo post-minimalismo onirico andrebbe probabilmente fruito nella modalità indicata dall'autore, ovvero durante il sonno: dichiaratamente ed enianamente "musica da non ascoltare".
Ascoltandola invece con attenzione, emerge chiaramente la ripetitività (non intesa come ripetizione minimalista) dei consueti stilemi modern classical che mantengono comunque una grande capacità comunicativa, suggerita da soluzioni armoniche sovrapponibili e da melodie di enorme semplicità, spesso basate su due o tre note di piano ripetute su cui si sovrappongono basilari tappeti di archi ("Patterns", "Dream 11 / Moth-Like Stars").
Quando Richter sceglie la via puramente elettronica, lo fa sussurrando al minimo volume possibile ("Non-Eternal Pt.1") come ad accompagnare il sonno dell'ascoltatore, lasciando emergere nel silenzio una melodia che riaffiora poi in veste acustica ("Non-Eternal Pt. 2-3").
La voce del soprano Grace Davidson ripete all'infinito due semplici note nelle sei parti di "Dream 0" e trova una melodia appena più elaborata in "Path 3/ Whose Name Is Written On Water", brano con una certa carica di tristezza che evoca sogni lunghi e malinconici.
Ormai sembra inutile aspettarsi da Max Richter soluzioni innovative o cambi di registro particolari, soprattutto in un disco che è esplicitamente inteso come una prosecuzione semplificata del suo album più radicale e dall'ascolto più difficile.
Di certo chi dalla musica si aspetta, oltre all'atmosfera, anche un certa evoluzione nel tempo vorrebbe dal compositore tedesco qualcosa di più, dopo anni di comfort zone. Il talento c'è sempre, la voglia di osare forse non più.
13/09/2025