Frizzante, variegato, brioso e contorto: sono tanti gli aggettivi che potremmo usare per descrivere il caleidoscopico suono di un album come “How You Been”. Spesso il bello del jazz strumentale sta proprio nell’evocazione d’immagini e associazioni libere con ogni fraseggio, un assunto particolarmente ficcante quando si parla di nu-jazz, moderno calderone in costante ebollizione dal quale può fuoriuscire di tutto – fusion intesa nel senso più contaminato possibile, quindi anche funk, elettronica, hip-hop e afrobeat. Essere in cinque aiuta nell’impresa; Anna Butterss (basso), Jeremiah Chu (sintetizzatore, percussioni), Josh Johnson (sax, sintetizzatori), Booker Stardrum (batteria, percussioni) e Gregory Uhlmann (chitarra) sono tutti affermati professionisti, ma è dall’unione delle singole esperienze che al momento stanno uscendo i prodotti di maggior richiamo. Solo un anno fa, “Small Medium Large” introduceva il gruppo con entusiasmo, raccogliendo abbastanza consensi da convincere il dinamico portale International Anthem a sponsorizzare anche questo secondo capitolo.
Sarà passato l’effetto sorpresa, ma i risultati sono ancora convincenti. A partire infatti dai colori in copertina – in contrasto col bianco/nero del precedente capitolo – “How You Been” non reinventa lo stile SML, ma sterza su ritmi vorticosi, densi impasti di strumentazione acustica e un’elettronica sbertucciata, lasciando da parte sentimenti più introspettivi e rimuginanti.
Tra momenti ossessivamente trascinanti (“Chicago Four”) e altri più lirici (“Chicago Three”, “Moving Walkway”), idee per una new age cibernetica (“Old Myth”), oppure titoli la cui mondanità crea scenette metafisiche (“Taking Out The Trash”), l’ascolto scorre con muso coriaceo, da un lato tiene il santino di Herbie Hancock appeso al muro (“Daves”), dall’altro offre una passeggiata nella piazza del mercato dei Weather Report (“Stepping In/The Loop”). Ma i cinque non hanno paura d’incantarsi attorno a una semplice cellula ritmica (“Mouth Words”), lungi però dal raggiungere l’effetto soulful di gruppi da festival estivo, come Ezra Collective o KOKOROKO, l’ethos rimane all’avanguardia e si ferma sempre prima di troppa chiarezza melodica (la title track).
Sono insomma gli estremi di un album accattivante e interessante, capace di parlare più lingue contemporaneamente senza dimenticare una rotonda visione d’insieme - come si osserva anche dal vivo. Un ascolto dunque affiatato e sicuramente moderno, ben piantato nell’estetica del catalogo International Anthem, attraverso il quale passano diversi artisti accomunati dal gusto per il jazz sperimentale con taglio minimalista e tecnologico. Nel gran proliferare delle uscite annuali, “How You Been” merita certamente un ascolto.
16/12/2025