Dopo anni vissuti nei meandri più nobili delle formazioni di culto, Kom e Sharratt sembrano aver trovato finalmente la formula giusta per le loro bizzarre, colte e sgraziate canzoni folk-pop, e dopo l’elogio della spazzatura e del parallelo riciclo fisico ed emotivo di “Garbage Island”, tocca ora ai cimiteri e ai loro ospiti il ruolo di protagonisti delle ciniche riflessioni di The Burning Hell.
Con una serie di svogliate pop-song a metà strada tra i Modern Lovers (“Strange Paradise”) e i They Might Be Giants (“What Does It Do and How Does It Work”), il gruppo sciorina un elenco di celebrità morte o artisticamente estinte, tra sagaci incursioni nel country (“Duck Vs. Decorated Shed”) e nell’elettronica anni 80, non mancano i sempre intelligenti riferimenti musicali ad artisti che fanno parte del patrimonio culturale della band, dai Velvet Underground (“Birds Of Australia”) ai B-52’s (“Luna FM”), dai Dire Straits agli Xtc (“Bottle Of Chianti, Cheese And Charcuterie Board”).
E’ lungo l’elenco di celebrità nominate in “Celebrities In Cemeteries”, un delizioso brano surf con tanto di organetto e refrain beat che apre l’album, (“…chi è il vero Re Lucertola? Tesoro, non lo so, lasciamo un’offerta di questo compact disc di ‘Strange Days‘ con la custodia rotta”… “Karl Marx a Highgate, Nico è sepolta a Berlino, ma non lo so non ci sono mai stato, Jimi Hendrix vicino Seattle, parcheggiare lì può essere una battaglia, Serge Gainsbourg a Montparnasse, ha lasciato Gauloise e occhiali da sole fantastici, Morrissey? Non è morto”.
Introdotta dalle note di “Sultans Of Swing” di Knopfler & C., “Summer Olympics” è un’altra sghemba ballata coronata da un testo sarcastico: “Brutti giocolieri in budgie smugglers, sulle passerelle e sulle spiagge, competono con lo sfortunato musicista di strada che suona, Skynyrd e Sheeran e RHCP, ho detto “‘questa è la musica peggiore nella storia dell’umanità, il suo successo è un mistero’, ma proprio in quel momento mi hai baciato”.
Il disincanto resta l’arma migliore dei Burning Hell, una utile chiave di lettura di canzoni dal fascino esotico (“Brazil Nuts And Blue Curaçao”) o di ballate semplici e carezzevoli (la title track), dove è possibile ancora trovare uno spazio per sognare: “C’è un buco nel mio cuore grande quanto tutto il mio cuore, lasceremo le porte aperte, lasceremo tutte le luci accese, le vedremo brillare per un po’, dopo che ce ne saremo andati, trecentomila anni ? Sembrano solo parole, addio palazzo fantasma, addio mondo fantastico”.
05/04/2025