TRAITRS - Possessor

2026 (Icy cold)
darkwave, post-punk

Insieme ai malinconici Preoccupations e ai più trasversali Actors, da anni i Traitrs rappresentano uno dei nomi di punta della scena post-punk canadese. In effetti, già con i primi album (“Rites And Ritual” e il notevole “Butcher’s Coin”), il duo proveniente da Toronto si era fatto notare nel circuito dark internazionale per il suo stile alquanto spoglio nonché gloomy, sulla scia dei Cure più struggenti.

“Possessor”, quarto lavoro sulla lunga distanza, segue le orme del passato, cercando allo stesso tempo di fornire nuovi impulsi a una formula che già con il precedente “Horses In The Abbatoir” (2021) sembrava cominciare a perdere qualche colpo. Dopotutto, Sean-Patrick Nolan e Shawn Tucker non potrebbero mai tradire ciò che sanno fare meglio, ecco perché questo ritorno sceglie (anche a livello cromatico, come nella grigia copertina) un aggancio ancora più forte con le prime produzioni, attraverso una componente emotiva accentuata dal rigido inverno canadese (lo stesso Tucker ha affermato di aver concepito l’opera durante le giornate più gelide e tempestose).

Questa visione in bianco e nero, quasi cinematografica, emerge in profondità nei brani maggiormente ispirati: “I Was Ill, You Were Wrong” è la perla indiscussa del disco, un passaggio dove le lacrime diventano l’unico mezzo di comunicazione nella disperazione (“And I see your sadness, is it cold and grey? As we dance with tears in the rain. And I feel your sadness, is it just like mine? Then why is life just so unkind”). Il refrain è impeccabile e si respira tutta quella drammaticità che ha fatto dei Traitrs uno dei progetti più apprezzati nel giro darkwave internazionale.

Funzionano bene anche l’altro singolo “Burn In Heaven” e le conclusive “Japanese Picture Pony” e “Crawl” (una lettera d’amore consumata dal tempo e venata da atmosfere fortemente introspettive).

Tuttavia, le tonalità fredde sulle quali ruotano queste dieci composizioni non sempre arrivano dritte al cuore, complice la ripetizione quasi ossessiva di una formula poco incline alla diversificazione, motivo per il quale un pezzo come “Prayertaker” assomiglia più a un riempitivo, a una brutta copia dei migliori Traitrs. Meglio, dunque, soffermarsi sul gelido incedere di “Cold Skin” o della più corposa “Mourn”, al di là del facile accostamento con la band di Robert Smith, di cui questo duo incarna una sorta di derivazione coldwave.

Il risultato complessivo è sufficiente per appagare i vecchi fan, ma giunti a questo punto della carriera era lecito attendersi uno scatto sontuoso che non è arrivato. Le emozioni cadono giù come la pioggia, ma l’abbraccio di “Possessor” è quello di un fantasma che ci attraversa senza lasciare un segno indelebile.

17/03/2026

Tracklist

  1. 1. Burn In Heaven
  2. 2. I Was Ill, You Were Wrong
  3. 3. Seven Fictions
  4. 4. Cold Skin
  5. 5. Selfish Hunger
  6. 6. Prayertaker
  7. 7. Dream Drowning
  8. 8. Mourn
  9. 9. Japanese Picture Pony
  10. 10. Crawl

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