Approfondimenti

Electro/club primavera/estate 2019

Dieci Ep/12'' pronti per il dancefloor

di Vassilios Karagiannis
Se altri generi e settori hanno assistito negli ultimi tempi a una riscoperta massiccia dell'Ep, specialmente come formato di lancio e promozione di nuovi talenti, nondimeno l'intero mondo dell'elettronica da dancefloor ha sempre tenuto in estrema considerazione il formato, a tutt'oggi considerandolo il veicolo principe per la diffusione di nuove tracce e l'emersione di talenti freschi, che possono costruirsi così una solida platea in attesa di progetti a più ampio respiro. Pratico e versatile a sufficienza per essere impiegato nelle più svariate occasioni, col vantaggio di fornire una prospettiva più ampia rispetto alla traccia sciolta, il tanto amato dodici pollici continua a essere la merce di scambio preferita tra gli appassionati di club-culture, un mezzo comunicativo tanto affascinante quanto estremamente dispersivo, specialmente nel mare magnum discografico attuale. Per mettere un minimo di ordine in un universo distributivo spesso fin troppo caotico, il seguente articolo prova a fornire una selezione dei migliori Ep/12'' usciti nel precedente quadrimestre, sondando tra nomi di culto, chicche per intenditori e nuovi talenti in cerca della ribalta. Senza gerarchie e preferenze particolari, le più stuzzicanti novità in materia di house, techno, electro e dintorni, pescate dai più svariati angoli del globo. Now dance, dance, dance till you drop!

DJ Delish – XP (Sweet Equity NYC)

djdxpNegli ultimi anni la scena ballroom è stata motivo di rinnovato interesse, tra serie TV, citazioni mainstream e nuovi talenti che ne hanno rilanciato le gesta, fornendo alle classiche sonorità spigolose dell'ambiente nuovo slancio e ambizioni avantgarde. Proveniente dal circuito drag di Philadelphia, DJ Delish è uno dei tanti giovani virgulti che si sono fatti le ossa a mixare dischi nei ball, fornendo poi una versione del tutto personale di tale contesto, attraverso cui esprimere tutta la propria personalità. Da questo punto di vista, “XP” è progetto che dà ampia prova del peculiare lessico sonoro della producer, che se trae le mosse dal suo ambiente di provenienza, spesso e volentieri si diverte a ibridarlo, quando non mascherarlo, attraverso smaglianti deviazioni sintetiche e gustose inquadrature urban. Nell'avanzare la sua poliedrica visione ballroom, DJ Delish non può chiaramente privarsi dell'elemento vocale: è proprio questo a fornire ulteriore spessore a tre dei cinque brani del progetto, e a lasciar emergere con opportuno vigore i tratti queer della proposta, che sa raccontarsi e descriversi in tutta la sua spontanea effervescenza (si ascolti “Musical Chairs”). Potente ma non privo di una sua dinamica leggerezza, “XP” si rivela progetto interessante nel caratterizzare il qui e ora del ballroom targato 2019.

DJ Lag & Okzharp – Steam Rooms EP (Hyperdub)

djlaosrIl 2019 si è rivelato già un anno proficuo per DJ Lag, il più famoso producer della densissima scena gqom di Durban, con una sua co-produzione (“My Power”) a comparire nella colonna sonora del live-action de “Il Re Leone” curata da Beyoncé. La pubblicazione sotto Hyperdub di questo “Steam Rooms”, Ep collaborativo assieme al producer anglo-sudafricano Okzharp (noto per la sua ottima sortita assieme all'artista multimediale Manthe Ribane), è la ciliegina sulla torta che corona l'ascesa di una delle menti più creative e lungimiranti del brulicante panorama gqom, per il quale continua a individuare nuovi affascinanti viatici espressivi. In un ipotetico ponte che collega il Sudafrica al Regno Unito, l'accoppiata individua la linea che unisce l'oscura tensione dei party di Durban alla carica nevrotica dei club londinesi, in un connubio stilistico che associa all'ossatura principale schemi grime, estroverse linee funky, copiose bordate di bass-music. Non che il duo non sappia lavorare con parametri più standard (l'iniziale “Now What” è eccellente quintessenza gqom), è nell'ibridazione però che cattura la sua effettiva essenza, proponendo nuove possibilità espressive in un ambito che spesso ha rischiato la stasi. Dai sopratoni funk-caraibici di “Steam One”, passando per l'atmosfera spiritata di “Nyusa” (un vero e proprio anthem scuoti-pista), il connubio tra le modalità produttive di DJ Lag e Okzharp sa come spingere in avanti le barriere del settore, ponendo le premesse per un sodalizio dalle eccezionali potenzialità. Ep irrinunciabile.

DJ Python – Derretirse (Dekmantel)

djpdEssere la mente ideatrice di una possibilità sonora rimasta finora inespressa, specie se diventa il pilastro di un intero full-length, può portarsi dietro pressioni indebite, e far naufragare le prove successive. Non è questo il caso di Brian Piñeyro, artefice due anni fa di una raffinata e levigatissima commistione stilistica opportunamente definita come deep-reggaeton, che torna con “Derretirse”, prova sulla media durata in cui sviluppa e consolida ulteriormente le intuizioni del full-length, adottando un approccio più composito e diversificato su dinamiche e composizioni. Se il taglio rimane sempre contraddistinto da una forte impronta atmosferica, gli episodi maggiormente improntati sul versante latino godono di nuovo slancio, adattando i pattern reggaeton alla luce di ulteriori possibilità ricombinanti. “Be Si To” gioca con i costrutti della disco, con una qualità produttiva tale da far sconfinare il sound in territori addirittura industrial; d'altro canto, i ritmi del dembow giamaicano mutano forma e danno il La al canovaccio della conclusiva “PQ CQ”, tra i momenti più complessi nella carriera del producer, che qui suggerisce l'idea ritmica, piuttosto che esplicitarla realmente. Scenari di puro idillio ambientale (le paradisiache nebulose dell'iniziale “Lampara”) e suggestioni para-vocali (“Cuando”) raccontano di un autore che ha ancora tanto da dire nell'ambito della sua soave nicchia espressiva, che può portare la propria idea di base a nuove vette realizzative. “Derretirse” è già un eccellente trampolino di lancio.

India Jordan – DNT STP MY LV (Local Action)

ijdsmlNel corso dei quattro brani autografi (e un remix) che compongono il qui presente “DNT STP MY LV”, è evidente tutto l'amore della sua firmataria per il mondo dell'hardcore-continuum, per la scena rave degli esordi che continua ancora a essere fonte inesauribile di ispirazione. Si può senz'altro dire che qui tale passione dà pienamente i suoi frutti: nell'arco dei ventisei minuti del lavoro, la producer britannica dà sfogo a tutta la propria creatività, in un quartetto di cut che spaziano tra esplosivi crescendo house (i bassi gloriosi della title track, avvincente supporto a un campione vocale boogie-funk), breakbeat dei bei tempi che furono, tra il Goldie più forzuto e la big-beat dei bei tempi andati (“DN4”), sprazzi trance deviati in chiave hardcore (“Leaving Stanley”). Nel mezzo, un piccolo paradiso sintetico dalle tinte quasi ambient, una “Through Lacuna” dal tocco confortante che dà un saggio effettivo delle potenzialità produttive di India Jordan. Una notevole rampa di lancio, per un'artista che ha tutte le carte in regola per dire la sua.

Luksek – Sweaty Ritual (Jun)

lsrCon una copertina del genere, composta da macchie di colore che si organizzano in una divertente fantasia astratta, è difficile non pensare al fatto che esista una certa vicinanza che lega Luksek (al secolo Luca Guarducci) e Jun Kamoda, autore di uno dei più vivaci e brillanti album house della passata stagione. Effettivamente tra i due corre un proficuo rapporto di collaborazione, già sfociato in un Ep realizzato in tandem e contraddistinto da comunanza di interessi. Nel corso dei tre brani di “Sweaty Ritual”, pubblicato dall'etichetta del sodale, emerge con forza la visione house del producer fiorentino, impostata su variopinti parametri disco-funky (per quanto la conclusiva “Silver Choir” intercetti anche lussuosi melodismi deep-lounge) in cui emerge tutta la passione per l'italo-disco e la loop-culture propria dei cugini transalpini (eccellente l'avvicendarsi dei sample nella title track), garantendo tutto il divertimento e l'energia possibili. Pura grinta dance.

My Girlfriend – Apron EP (Apron)

mgaDai set improvvisati alle serate più esclusive di São Paulo alla pubblicazione attraverso la Apron, etichetta tra le più interessanti in materia di electro-funk e dintorni, è stato un attimo, per Pedro Zopelar e il giovanissimo sodale Benjamin Sallum, che con l'opportunamente intitolato “Apron Ep” danno un primo assaggio delle loro abilità produttive. Una prova di sicuro appeal, sufficiente a lasciar apprezzare nell'intimo la potente versatilità del linguaggio del duo, dedito a un synth-funk sincopato e in tempi dispari che sa essere onirico e ovattato (le acrobazie dreamy di “Believe In Something”), ora più schietto e caloroso, prossimo alle pirotecniche evoluzioni di Dâm-Funk (“Gidi”). Perla del progetto l'accoppiata “Corner Club” - “Fingers”, autentico tocco di classe che trascina le linee funky del binomio in una nostalgica cornice MPB, a testimonianza del profondo contatto del duo con le matrici culturali più significative del loro paese. Un approfondimento più convinto nella direzione di un electro-funk alla brasiliana potrebbe stare a significare autentiche scintille.

Nina Kraviz – Stranno Stranno. Neobjatno (Trip)

nkssn“Strano, immensamente strano”. Questo è quello che si ottiene traducendo il titolo del nuovo Ep della celebre producer/dj siberiana, e questo è quanto si evince ascoltando i tre pezzi che lo compongono, tra le migliori pubblicazioni nella consistente carriera della patron della Trip. Al netto dell'immediata riconoscibilità degli elementi che li costruiscono (è pur sempre di techno che si parla), i brani assumono fattezze sinistre, misteriose, trasformando progressioni apparentemente lineari in un'esperienza ben più appagante e sfaccettata. “Dream Machine” tiene anch'essa fede al proprio titolo, subissando lievi nuance melodiche in un mare di spunti noise e aperture sintetiche, a costruzione di una bizzarra e accogliente impalcatura dream-techno. Ben più rapidi e percussivi si rivelano i due cut successivi, ottime manifestazioni dello stile più ispido, comunque estremamente ballabile, che accompagna l'ultima Kraviz, ormai padrona di un ampio spettro espressivo. Da un lato “I Want You” sfodera un taglio martellante, vagamente retrò, in cui diversi pattern timbrici si danno il cambio in un'irresistibile alchimia ipnotica, dall'altra la title track celebra il lato più ossessivo dell'artista, techno estrosa e inquietante, dagli angoscianti contributi sintetici e martellanti groove di basso. Strano per davvero.

Peggy Gou – Moment EP (Gudu)

pgmA ben vedere, ha solo senso che la nuova etichetta lanciata dalla nota producer coreana licenzi come prima pubblicazione un lavoro della stessa, tale da impostare subito la linea da seguire per le prossime uscite. In accordo con la disco-house che ha contraddistinto il precedente “Once” e molte delle sue prime produzioni, anche il binomio che compone “Moment” segue un canovaccio paragonabile, offrendo due cut trascinanti e dalle forti connotazioni melodiche, interpretate da Peggy Gou nuovamente in lingua madre. Là dove “Starry Night” affonda nelle pieghe di un sound che fa di spesse propulsioni funk e brevi tratteggi di pianoforte il suo punto di forza, “Han Pan” opta invece per un approccio più acido e asimmetrico, in cui l'armamentario sintetico e le melodie strumentali costruiscono una futuribile ambientazione tropicale. Un buon punto di avvio per la Gudu, che si candida a diventare un interessante punto d'avvio per nuovi talenti house.

Seph – Tierra Del Fuego (Insurgentes)

stdfAnche l'Argentina è terra di grande ricerca in campo elettronico, e Seph (all'anagrafe Sebastian Galante) ne è tra i massimi esponenti. La sua è un'esplorazione tra i meandri della techno più atmosferica e sperimentale, che non si dimentica dei suoi tratti fondanti ma che allo stesso tempo ama spingersi oltre, scollinando in territori incogniti. E così, le vaste lande della Terra del Fuoco fungono da supporto concettuale e geografico per le quattro esplorazioni del prolifico talento argentino, sospese tra modulazioni artiche degne della Glacial Movements (“Ritual 34.6037”), meditazioni d'ambiente che raggiungono il punto d'incontro tra Biosphere e Boards Of Canada (la title track conclusiva), più corpose impalcature sonore, che potrebbero valere un giro in qualche ottimo mix del settore (“Symbol”). Una pausa rinfrescante dal tocco chillout, in questa torrida fine d'estate.

Tropical Interface – Signature // Food Chain (Hyperboloid)

tisfcNon ha alcun problema a lanciare il guanto, la Hyperboloid, nel descrivere i quattro brani di “Signature // Food Chain” come un autentico inferno per chi volesse tentare di mixarli all'interno dei propri set. Al netto della sfida lanciata ai tanti dj che vogliono testare le proprie abilità, il sound intercettato da Tropical Interface è quanto di più caotico e intricato si possa immaginare, nell'ambito di una micronicchia che si fa chiamare eco-grime, ma che al di fuori dei temi ecologisti pesca invece da ambiti ben lontani dall'universo di Skepta e Wiley. A dominare la scena sono infatti pattern frastagliatissimi di stampo breakbeat, negli episodi più tranquilli semplicemente forsennati (“451 [+1/4]”, abbraccia una più “accogliente” dimensione house), nei momenti più spinti martellanti e furiosi, scagliati verso l'abbraccio della gabber e della techno-hardcore (l'aggressiva “Food Chain”). Anche così, il mix non appare privo di una sua specifica umanità: in soccorso alla folle corsa del parco ritmi sopraggiungono distortissime linee melodiche (a simulare robot fuori controllo) e riconoscibili tagli armonici (quali quelli dell'iniziale “Reborn”), che impreziosiscono il progetto tirandolo fuori da uno statico sperimentalismo. Alla fine, andare di repeat per srotolare il groviglio è un secondo.

Bonus: Roberto Surace – Joys (Defected)

rsjAnche a esagerare, trattasi del brano house dell'estate 2019. Difficilmente troverete un pezzo più contagioso, festoso e allegro di questo, una canzone che sappia infondere il buonumore senza posticci colpi di scena, con la sola forza di un eccellente campione vocale (“The Finest” degli S.O.S.), un efficacissimo tappeto percussivo, un groove assassino di basso, a delineare uno dei beat più memorabili della stagione. Non avrete bisogno di altro.
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