11/12/2016

Andrea Schroeder

Frannz Club, Berlino


di Eugenio Vicedomini
Andrea Schroeder
Andrea Schroeder è una delle più interessanti cantautrici europee degli ultimi anni. Il suo canzoniere ha raccolto l’eredità di autori decadenti quali Leonard Cohen, Nico e Nick Cave, filtrata attraverso la sua sensibilità di poetessa affascinata dalle atmosfere noir e dalle tinte teatrali da cabaret brechtiano. Dopo aver mandato a memoria i suoi tre dischi, la curiosità di vederla dal vivo era davvero molta. L’occasione è l’ultima data del suo tour europeo, nella città dove tutto ebbe inizio, ovvero a Berlino. Avevo un presentimento di poter assistere a qualcosa di speciale e così è stato, in un concerto che ha entusiasmato il folto pubblico presente al Frannz Club.

Si parte con l’incedere lento della chitarra di Jesper Lehmkuhl, che ci introduce “Dead Man’s Eyes”, un brano dark-blues in cui la voce profonda della Schroeder inizia da subito a dominare la scena. A un inizio dalle tinte noir alla Nick Cave degli esordi, rispondono i ricordi e la malinconia di “Ghosts Of Berlin”, un brano che rievoca le atmosfere della capitale tedesca di fine anni Venti (“una città in continuo mutamento dove la storia, le rovine, i ricordi si interfacciano con la modernità”).
La cavalcata elettrica di “Where The Wild Oceans End”, il brano che dà il titolo al secondo album della poetessa tedesca, chiude la fase introduttiva del concerto per passare, quindi, all’attacco graffiante di “Blackberry Wine”, brano molto famoso da queste parti e che, infatti, è salutato da un’ovazione da parte del pubblico in sala.
Ovviamente non possono mancare i brani tratti dal suo ultimo disco, "Void", tra i quali ricordiamo il gothic-rock della title track, l’incedere cupo e martellante di “Burden” e la malinconia di “Little Girl”, un brano di denuncia della situazione dei profughi in fuga dalla guerra.

Dopo più di un’ora di concerto, acclamata a gran voce dal pubblico presente, Andrea Schroeder torna per i bis e ci regala delle splendide perle. “Kalte” (tratto dal suo disco di esordio intitolato “Blackbird”) è cantata in lingua tedesca, per sola voce e harmonium, con un incedere solenne che ricorda gli episodi più struggenti di Nico. Si giunge, quindi, a uno dei momenti di maggiore intensità emotiva del concerto: Andrea Schroeder, infatti, dedica “Helden”, affascinante rilettura in lingua tedesca dell’epocale “Heroes” alla memoria di David Bowie, scomparso circa un anno fa. Un omaggio sentito a uno degli artisti più importanti del ‘900. L’emozione in sala si fa sentire e la versione della Schroeder è così intensa da sembrare, alla fine, una composizione della stessa cantautrice berlinese.

Il concerto termina con la dolcezza di “Don't Wake Me”, un titolo quantomai azzeccato perché, in fondo, nessuna delle anime presenti in sala avrebbe voluto essere svegliata da un concerto da sogno come quello a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere.
Setlist
Dead Man’s Eys’s
Ghosts Of Berlin
Wild Oceans End
Blackberry Wine
Until The End
Kingdom
Little Girl
Endless Sea
Was Poet Afraid
The Spider
Creatures
Burden
Black Sky
Void

Encore

Kalte
Helden (cover David Bowie)
Drive My Home
Don’t Wake Me
Andrea Schroeder su OndaRock
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