Feck sostiene che in tanti anni di fiera militanza più di sessanta musicisti sono entrati e usciti dalla band, e altrettante paiono essere oggi le anime musicali che un album corposo e vario come "Howl Of The Lonely Crowd" (il sesto in carriera) rimette in movimento nelle orecchie dell'ascoltatore. Va peraltro aggiunto che alle session di registrazione del disco hanno preso parte Alasdair McLean dei colleghi Clientele, il leggendario Edwyn Collins (il cui tocco ideale si avverte soprattutto nei momenti più northern soul, come "The Weekend Dreams") e l'alunno devoto Ryan Jarman dei Cribs (si passi una mano sulla carta vetrata garage-punk di "Working Circle Explosive" o "Herbert Huncke Pt. 2", un numero alla Modern Lovers dei tempi migliori). La band riversa da sempre nei propri dotti canzonieri tonnellate di citazioni letterarie, musicali e cinematografiche (palpabili anche nei raffinatissimi artwork godardiani), nel segno della migliore tradizione indie britannica (quella, tanto per intenderci, di Sarah, Creation, Èl o Postcard) ma ciò che colpisce e subito conquista è senz'altro l'abilità naturale nel sublimare i sottilissimi riferimenti in una trama di canzoni preziose e immediate. Arriva così la confessione in odore di Television Personalities "After Midnight, After It's All Gone Wrong" o la carezza twee di "An Arcade From The Warm Rain That Falls", la vibrazione folk, simil Big Star, di "Some Of Us Don't Want To Be Saved" o lo psych-pop con ipnotiche tastiere alla Clean di "Youna Baines" (dedicata all'omonima tastierista dei Fall).
"Howl Of The Lonely Crowd" giunge così a celebrare il talento di un grandissimo "pensatore" della musica pop contemporanea, ponendosi a mezza via tra uno studio critico su quarant'anni di cultura popolare in formato canzone e un'elegia agrodolce per il museo interiore delle nostre adolescenze ormai troppo lontane, già simili a un ricordo.
(22/07/2011)


